I consumatori, i consumi etici durante questa crisi.

Ero a cena da un mio amico e mi ero accorto che i suoi fagioli o ceci in scatola venivano dalla Francia, allora gli ho chiesto come mai avesse acquistato un prodotto che si poteva trovare anche nel mercato italiano, non per puro nazionalismo, ma nell’ottica di una sostenibilità ambientale.

I km che ha dovuto percorrere quella scatoletta per arrivare sugli scaffali del Todis sono sicuramente minori di quelli che avrebbe dovuto percorrere una scatoletta italiana.
La sua risposta però è stata chiara ed anche giusta, se si ha un portafoglio di spesa minimo che non bada agli sfizi:

“Quando il Todis mi venderà le scatolette italiane ad un prezzo più basso io comprerò quelle”.

Quell’evento mi ha riportato alla mente un articolo/ricerca di Paul Flatters e Micheal Willmott (partners di Trajectory) pubblicato sul libro “Marketing 2.0”  intitolato “Capire il consumatore post-recessione”.

La ricerca divide le crisi in due grandi gruppi:

  • Brevi e superficiali, producono cambiamenti di breve termine nel consumatore
  • Profonde e durature, modificano sensibilmente i consumatori con conseguenze di lungo termine, gli autori propongono il caso della Grande Depressione degli anni ’30, ma per restare vicini all’Italia basta pensare al periodo post guerra e alle storie che i nostri nonni ci raccontavano sul risparmio

Quella che stiamo vivendo è una delle crisi più gravi dopo il ’29 ed in questo contesto quattro trend stanno rallentando:

  • Il consumo verde
  • Il declino nel rispetto dell’autorità
  • I consumi etici
  • La ricerca di esperienze estreme

Del secondo e quarto trend non sono molto preoccupato anzi, sono sicuro che si avrà un riscatto da parte delle istituzione per ristabilire la fiducia attraverso la concretezza dei fatti(positivi ovvio), mentre il quarto porterà un ritorno alla semplicità e al contenimento delle spese.

Il primo ed il terzo invece sono molto preoccupato perché esclusi i casi più gravi non si può più prescindere da un consumo etico.

Porto l’esempio di banale del mio amico trasposto ad una mamma, se l’acquisto delle scatolette francesi è per motivato dall’esigenza di arrivare a fine mese, pagare le bollette ed avere un tetto sulla testa non si può muovere una critica, ma se successivamente non manca alla stessa madre l’ultimo smartphone o il pacchetto di sigarette nella borsa, non ci sto!

Ma potrei portarvi altri mille esempi di tutti i giorni dagli studenti universitari che girano con i libri fotocopiati ma non si fanno mancare i vestiti firmati o il 4S, a chi si lamenta del caro benzina, ma gira in città col SUV.

Quello che voglio esprimere è che dobbiamo si ritornare a risparmiare, non tagliando i prodotti sostenibili di largo consumo in favore di più economici e mantenendo invece spese voluttuarie, perché questa equazione ha un solo risultato il fallimento ambientale che è ben più grave di quello economico.

Annunci

4 commenti

Archiviato in Cibo e bevande, Salute e Benessere

4 risposte a “I consumatori, i consumi etici durante questa crisi.

  1. ma perché comprare un prodotto italiano?
    in fondo il prodotto francese proviene da un paese dell’Unione Europea e quindi è sottoposta ad una serie di standard di qualità.

    io credo che il problema sia legato alla globalizzazione. anzi non lo vedo un problema. Io non reputo gli italiani un gran popolo. In fondo hanno eletto negli ultimi anni 3 volte Berlusconi. E io dovrei sostenere questi produttori (che quasi sempre poi votano a destra dato che sono produttori) che poi mi fanno vincere il Silvio e arretrare l’Italia -ma non loro dato che le tasse non le pagano. Allora fallissero. Poi riprenderà il loro posto qualche altro italiano onesto, Perchè comprare Parmalat o Cirio? ma che schifooo!
    agli italiani meglio non dare la fiducia.

  2. stessa cosa per i libri fotocopiati. in francia te li passa l’università. in spagna si vendono già fotocopiati. e io qua devo sostenere le case editrici? fallissero anche loro, poi impareranno ad abbassare i prezzi

    io intanto ottengo lo stesso risultato se studio su un pezzo di fotocopia o su un libro. l’importante è la cultura. che non si vende. è disobbedienza civile.

  3. Perchè il discorso va oltre la rappresentazione politica, qui si parla di sostenibilità ambientale, perchè la CO2 prodotta per il trasporto non dipende da questa o quella parte politica.

    Il problema non sta nell’acquistare libri fotocopiati, il problema è se poi con il risparmio di quei soldi si effettuano investimenti ancora più discutibili.
    Inoltre il discorso che fai tu sulle case editrici è lo stesso gioco che usano gli evasori “Quando lo stato imparerà a gestire le tasse io inizierò a pagarle”, dietro ad un libro ci sono anche gli studi di un ricercatore che attraverso un libro fotocopiato non vengono remunerati e quella per me è una ingiustizia, perchè tu ottieni lo stesso risultato ma sulle spalle di qualcun altro.

  4. si ma è esatto…è il discorso degli evasori. le tasse sono gestite malissimo in italia. se c’è il modo per eluderle capisco chi voglia farlo. purtroppo pero le tasse per tutti i dipendenti non sono una scelta e quindi si crea dispartità sociale. è qui, sul sociale, che dovrebbe poi essere attenta l’analisi e l’azione di un governo.

    cmq a prescindere da ciò…intanto la nuova zelanda è al quinto posto nel mondo come miglior democrazia! e quindi viva i kiwi della nuova zelanda!!! i nostri sono molto meno democratici ahah

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...