L’#Italia è in #recessione, l’ho scoperto mettendo in ordine la mia stanza.

Questa mattina non c’era troppa voglia di studiare, sarà che mi trovo a Formia e la sveglia non è più verso le 8-9 con il mio cellulare ma verso le 7-7:30 con telegiornali e chiacchiere infinite, sarà che ho un mal di testa enorme, sarà che i termosifoni sono banditi, sarà quel che sarà mi sono messo a rovistare in camera mia ed ho trovato un libro.
Il libro si intitola “Migliora il tuo italiano scritto”, deve avermelo regalato mia zia alle medie, perchè credetemi ero e mi considero ancora una zappa quando scrivo.
Sfogliandolo c’erano un sacco di cose curiose, come impostare un diario introspettivo, un volantino pubblicitario, ad un certo punto viene riportato un esempio di “articolo di fondo” dal titolo:

“Un buco nero nell’economia”

 

di Giuseppe Turani

Tutti i diritti sono di Repubblica spero non ci siano problemi per diritti d’autore o simili, dico sul serio,ma pure se ci dovessero essere il gioco vale la candela e l’articolo devo condividerlo!

“Settembre continua a fare paura. Più la scadenza si avvicina e più la paura cresce . Dal Quirinale al ministero degli Interni, passando per Palazzo Chigi, si teme che questo si trasformi in un settembre nero, con migliaia di disoccupati in più. Magari concentrati in zone da sempre “a rischio”, come Napoli e Genova, oppure in zone particolarmente sensibili, come Milano.
A pochi giorni dalla data fissata per il gran rientro, lunedì prossimo, nemmeno i prefetti nascondono più di avere qualche preoccupazione per quanto rigurda l’ordine pubblico. Pensano che, se le cose dovessero andare storte, nel giro di una ventina di giorni potrebbero non essere più in grado di controllare adeguatamente i territori a loro affidati.
Hanno un senso tutti questi allarmi? Continuo a pensare che essi siano eccessi, ma nel “Sistema Italia” c’è, come vedremo fra poco, una sorta di “buco nero” che effettivamente potrebbe evocare di colpo i fantasmi che oggi turbano i sonni dei prefetti e del ministro dell’Interno. E quindi la prudenza e l’attenzione di oggi, anche se forse esagerate, non sono un errore.
I dati della situazione sono questi.
Siamo in recessione pesante e lo saremo ancora per parecchio. C’è chi non arriva a pronosticare che questa fase di congiuntura molto bassa possa durare fino a settembre 1994. In ogni caso, c’è abbastanza concordia sul fatto che la ripresa quando arriverà, sarà una ripresa di gomma, cioè debole e assai poco incisiva.
In sostanza, abbiamo difronte, oggi, un doppio problema. Subito, dobbiamo affrontare la questione di settembre, che presenta qualche rischio di “esplosione” della disoccupazione.
Più in prospettiva, dobbiamo affrontare il problema di un sistema che sembra aver smesso di creare nuovi posti di lavoro. Perchè ci siano dei rischi a settembre è stato spiegato più volte.
C’è la recessione internazionale, assai più pesante e lunga di quello che si poteva pensare ancora fino a qualche mese fa. Si riteneva, ad esempio, che subito dopo l’elezione di Clinton l’economia americana sarebbe decollata. Ma questo non è successo […]
Settembre, comunque, è solo la prima parte del nostro problema. Quel che viene dopo in un certo senso è ancora peggio. Parte delle aziende italiane è già in ripresa (e qualcuna è tornata anche a guadagnare buoni soldi), ma grossi riflessi sull’occupazione non ce ne sono stati. Stiamo scoprendo che le imprese italiane, anche di fronte a una ripresa discreta, molto probabilmente l’affronteranno senza fare grosse assunzioni. Colpa della tecnologia, della concorrenza, delle migliori tecniche organizzative, dell’esasperato controllo dei costi. Colpa di tante cose. Ma la verità è che il sistema industriale italiano appare assai meno capace di creare nuova occupazione.
A questo si aggiunge che anche i servizi e la pubblica amministrazione dovrebbero sfoltire i propri ranghi. E’ proprio di questi giorni la polemica sulla scuola: i  sindacati protestano e urlano, ma che lì ci sia troppa gente in più è evidente. Forse sbaglia Mortillaro quando parla di 600 mila persone di troppo, ma qualche centinaio di migliaia di persone che non si sa bene cosa facciano c’è.
Il problema vero da affrontare, più che quello di settembre, è questo.
Il “Sistema Italia” pare giunto alla fine di una sua corsa. Dentro il “vecchio” si erano creati tanti posti di lavoro (nel pubblico e nel privato) che poi erano stati mantenuti in vita gravando in un modo nell’altro a spese della collettività, delle casse dello Stato.
Il “nuovo”, che tutti invochiamo tutte le mattine, comporta che questa palude improduttiva venga gradualmente prosciugata. E quindi siamo di fronte ad un sistema che invece di creare posti di lavoro si trova costretto (per essere presentabile al mondo e per sistemare i proprio conti) a cancellarne.
La sfida diabolica che c’è dentro il nuovo è proprio questa. Il “nuovo” si può affermare solo se si dà più forza al mercato, alle regole di buona amministrazione, alla competizione, ma questo comporta che tutto diventi più asciutto, più secco. […]
Come si esce da questa situazione? Abbandonando il rigore e tornando indietro?
Evidentemente no. E’ chiaro, però, che la partita va giocata con molta cura. La prima cosa sembra essere quella di ridare un po’ di ossigeno al sistema produttivo e dei consumi.
Da qui l’idea, che circola anche in ambienti di governo, di abbassare ancora i tassi di interesse e di allentare un po’ la morsa del fisco.
E probabilmente anche il rigore dovrà essere un po’ meno rigoroso, al fine di non ammazzare il malato.
Ma poi rimane, e grave, il problema di rifondare in un certo senso il “Sistema Italia”.
La chimica se n’è andata, e non possiamo certo sperare di campare tutta la vita con il “made in Italy” e con una manciata di automobili.

Oltre al “nuovo” in politica, ci vuole anche parecchio “nuovo” in economia”.
Imprenditori nuovi, aziende nuove, prodotti nuovi”.
Repubblica
25 agosto 1993

Personalmente mi ha fatto molto pensare quest’articolo, a voi no?

Ora vado, bussano alla porta, è una mia cara amica, anche se si fa vedere raramente, si chiama “voja de studia’”.

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3 commenti

Archiviato in Notizie e politica, Racconti universitari, Scritti sparsi

3 risposte a “L’#Italia è in #recessione, l’ho scoperto mettendo in ordine la mia stanza.

  1. significa che la situazione non è molto cambiata in meno di 10 anni,che come ti ho detto tempo fa “sento tanto parlare,ma nei fatti poco”..
    Ho un’idea: prova a mettere a posto la tua stanza a Roma, magari trovi una soluzione alla crisi 🙂

  2. E’ vero tante chiacchiere e poca concretezza ma bisogna sempre cercare un elemneto nuovo nel quale aver fiducia durante le elezioni e non i soliti dinosauri.
    Effettivamente l’idea non è malvagia appena ho 5 minuti la metto in ordine! 😀

  3. Cavolo, sembra scritto oggi… Purtroppo è così attuale da far accapponare la pelle… all’epoca però avevamo ancora la lira e svalutando eravamo in grado di uscire, almeno per un pò, dalla recessione grazie al surplus che si creava delle esportazioni sulle importazioni… oggi con l’euro e il cambio fisso l’unico modo è far grandi sacrifici e pazientare, nella speranza che l’europa si unisca anche politicamente e che i problemi dell’italia e della spagna diventino i problemi della germania e della francia, perchè non se ne rendono conto, ma è così… Senza unità politica l’unità monetaria non serve assolutamente a nulla!!!!

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