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Perchè comprare QUESTA t-shirt #unbacinoperahmed

Ho appena prenotato l’acquisto per una T-Shirt speciale, non una di quelle banali che potete trovare un po’ ovunque, questa è molto più figa.

La T-Shirt speciale è questa:

Ahmed

Ecco il perchè:

acquistando questa T-Shirt i soldi vengono donati in beneficenza.

La donazione serve per supportare un intervento da 75.000 € ad  Ahmed,  un amico romano che soffre di Acondroplasia Displasica Bilaterale.

Ahmed rischia di non poter più camminare e di restare su una sedia a rotelle per il resto della vita per due ragioni:

  • la malattia di cui soffre, è ormai ad uno stadio avanzato
  • molte  persone ancora non hanno donato

Qui potete vedere il video sul perchè l’intervento ha un costo tanto elevato.

Qui http://teespring.com/realmenmustache  potete acquistare la T-Shirt, ma se vivete un momento particolare e 35€ sono troppi, potete fare una donazione più piccola presso  il sito di Ahmed (http://ahmedbarkhia.net/), anche un euro simbolico e condividere la donazione.

 

Ricapitolando perchè comprare questa T-shirt:

  • Aiutate un amico ad evitare la sedia a rotelle
  • Perchè è unica, non ci sono altri posti dove trovarla
  • Perchè avrete una T-Shirt nuova!
  • Perchè è gialla
  • Perchè ha i baffi

 

Quando si fa una donazione restare in silenzio e mantenersi riservati è sicuramente il comportamento più elegante, ma poichè si è ancora molto lontani dall’obiettivo dei 75.000€ e poichè conosco personalmente Ahmed era giusto realizzare un post ad hoc.

Grazie in anticipo se dopo questo post donerete anche solo un paio di euro ad Ahmed : )

 

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Preludio Alle #Liberalizzazioni prt1

Ho finito da poco di leggere l’ultimo articolo sulle Liberalizzazioni, è da lunedì che seguo il Corriere, Repubblica, il Fatto Quotidiano, il 24Ore ed esprimere delle considerazioni mi risulta non facile, perchè se è vero che si poteva fare di più è anche vero che fino ad oggi con i governi democraticamente eletti si è fatto troppo poco(bisogna tornare al 2006 al tanto contestato Governo Prodi e alle lenzuolate di Bersani per rievocare le Liberalizzazioni). Purtroppo però questo articolo, molto breve, è solo un preludio di quello che domani sera pubblicherò in merito al decreto.

Quattro dati sulla situazione attuale.

Pil

Nonostante i ristoranti siano pieni, altri settori non se la passano bene e l’Italia da anni fatica a crescere in termini di PIL(si potrebbe discutere anche su questo indicatore, ma non è sede e momento) rispetto alle cifre dei BRIC, lo si può vedere anche dal posto in cui ci collochiamo come tasso di crescita su scala globale dal grafico.

Libertà d’Impresa

Siamo uno dei peggiori paesi a livello europeo sulla libertà d’impresa. Se si considera l’indicatore dell’Istituto Bruno Leoni ci classifichiamo all’ultimo posto in Europa.

Un indicatore che si basa su:

Libertà dal fisco

Libertà dallo Stato

Liberta del Lavoro

Libertà dalla Regolamentazione

Per rendere l’idea la pressione fiscale di un operaio è del 34%  e 47%  di un altro impiegato.

 

Disoccupazione Giovanile

La disoccupazione giovanile in Italia è al 30%, la media UE è del 22%

Costo dell’energia

Come vedete il costo dell’energia è molto più alto in Italia rispetto Francia e Germania e questo incide notevolmente sul costo del prodotto finito, conseguentemente sulla competitività.

Dati presi dalla relazione annuale dell’Autorità per l’energia (www.autorità.energia.it).

 

La premessa come vedete non è delle più rosee e saranno proprio questi 4 punti più altri 3(Infrastrutture-Taxi-Farmacie) sui quali mi focalizzerò nel successivo post.

Davvero mi dispiace lasciare il discorso così appeso ad un filo ma si tratta di aspettare poche ore 🙂

To be continued…

 

 

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Pensiero Positivo, Felicità e Soddisfazione personale.

“Pensa positivo!, “Devi essere ottimista!” quante volte l’avete sentito?

Magari nella vostra testa vi ripetevate, ma lontani dal dirlo al vostro interlocutore, “Bhè se solo sapessi nemmeno tu riusciresti a pensare positivo”, “Bhè ma è facile a dirsi, tu non stai nella mia condizione”.

Magari un pò vi stuccava pure il conoscente che in quel momento stava cercando di darvi una mano.

In realtà l’ottimismo va coltivato un pò come le piante, un pò come l’allenamento in piscina o la corsa e ripropongo un paio di trucchi che sono stati applicati dai  tax managers di KPMG a New York e New Jersey, anche per avere un pò più di credibilità dei vostri confronti e bruciare sul nascere alcuni fenomeni  di giustificazione.

Senza troppo divagare:

  1. Scrivete tre cose  per le quali vi sentite fortunati
  2. Scrivete un messaggio positivo a qualcuno nella vostra rete di contatti
  3. Meditate quando siete da soli in biblioteca, in camera a studiare, in ufficio, in sala prove per due minuti
  4. Fate 10 minuti di esercizio fisico, non serve andare in palestra vi basta un tappetino a casa e un pò di ginnastica
  5. Prendetevi 2 minuti(non 5, ma due!) per scrivere le esperienze più emozionanti e significative nelle ultime 24 ore.

 

E’ stato dimostrato che questi esercizi hanno un effetto rilevante sulla nostra felicità e modo di pensare, dai riscontri che ci sono stati con gli stessi managers.

Se però pensate, risposta che ricevo da tutti quando do una dritta, a partire da mio padre fino all’ultimo dei miei amici, di non avere tempo per applicare questi consigli è bene evidenziare tre riflessioni .

Questi consigli vi permettono di essere più soddisfatti e felici(magari non a tutti ma finchè non si prova), cosa c’è di più importante dellavostra felicità?

Se adottate un atteggiamento positivo migliorano le vostre performance e la vostra creatività, ergo fare più cose, meglio nella stessa unità di tempo.

Gestite nel peggiore dei modi il vostro tempo e dovreste rifletterci un pochetto per migliorarlo, perchè se sono riusciti a farlo i dipendenti di una società di consulenza (che hanno ritmi disumani) appartenente alle Big Four  vuol dire che il tempo si trova e scusate l’arroganza voi non potete avere alcuno stile di vita più indaffarato.

 

 

 

 

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4 cose che smetterò di fare per il 2012

Quattro cose che smetterò, e vi consiglio di smettere di fare nel 2012

  1. Agire secondo lo schema LIFO(Last in First out), cioè fare le cose più urgenti che ci capitano e non le più importanti.
  2. Rispondere come una pecora. Evitate se studiate di tenere il pc acceso, assolutamente deleterio per la produttività sopratutto con FB acceso o la casella di posta elettronica. Meglio fare una pausa ogni  60-90 minuti e durante quell’intervallo per dare una boccata d’ossigeno al cervello controllare novità, aggiornamenti al pc.
  3. Smetterla con abitudini prive di senso o non sostenibili. Io per esempio, gran parte del tempo che spreco è sul web quindi cercherò di limitare questo tempo in maniera precisa ricordandomi che ci sono cose di prioritaria importanza da fare/vedere/leggere/ascoltare.
  4. Leggere o guardare articoli noiosi o che non ci riguardano particolarmente.  Questo già in parte ci sono riuscito con il 2011 smettendo di leggere Rolling Stones, se siete persone che “ma io non ho tempo” ma poi invece ricavate dei ritagli per vedere dei video su youtube, o peggio ancora guardare in TV programmi inutili o che non vi diano qualcosa, fate altro!

Quattro cose che migliorerò e vi consiglio di migliorare per il 2012:

  1. Autodisciplina. Dare più retta a quello che ho scritto sull’agenda rispetto a quello che vorrei fare d’istinto.
  2. Sport. E’ essenziale per combattere lo stress, è un ottimo antidepressivo, ritagliatevi un pò di tempo per camminare, correre, io di mio ho ripreso verso fine dicembre ad andare in piscina e ho subito percepito gli effetti rilassanti.
  3. Arte. Riscoprire il valore dell’arte, voi ogni quanto andate ad una mostra? Ascoltate un disco intero? O vi dedicate alla lettura di un romanzo? Da quanto tempo non andate al teatro?
  4. Riflessione. Iniziare a dedicare 5min prima di andare a dormire e 5 dopo essermi svegliato domandandomi “Cosa farai? Perchè lo stai facendo?”

Ovviamente buon 2012!

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I consumatori, i consumi etici durante questa crisi.

Ero a cena da un mio amico e mi ero accorto che i suoi fagioli o ceci in scatola venivano dalla Francia, allora gli ho chiesto come mai avesse acquistato un prodotto che si poteva trovare anche nel mercato italiano, non per puro nazionalismo, ma nell’ottica di una sostenibilità ambientale.

I km che ha dovuto percorrere quella scatoletta per arrivare sugli scaffali del Todis sono sicuramente minori di quelli che avrebbe dovuto percorrere una scatoletta italiana.
La sua risposta però è stata chiara ed anche giusta, se si ha un portafoglio di spesa minimo che non bada agli sfizi:

“Quando il Todis mi venderà le scatolette italiane ad un prezzo più basso io comprerò quelle”.

Quell’evento mi ha riportato alla mente un articolo/ricerca di Paul Flatters e Micheal Willmott (partners di Trajectory) pubblicato sul libro “Marketing 2.0”  intitolato “Capire il consumatore post-recessione”.

La ricerca divide le crisi in due grandi gruppi:

  • Brevi e superficiali, producono cambiamenti di breve termine nel consumatore
  • Profonde e durature, modificano sensibilmente i consumatori con conseguenze di lungo termine, gli autori propongono il caso della Grande Depressione degli anni ’30, ma per restare vicini all’Italia basta pensare al periodo post guerra e alle storie che i nostri nonni ci raccontavano sul risparmio

Quella che stiamo vivendo è una delle crisi più gravi dopo il ’29 ed in questo contesto quattro trend stanno rallentando:

  • Il consumo verde
  • Il declino nel rispetto dell’autorità
  • I consumi etici
  • La ricerca di esperienze estreme

Del secondo e quarto trend non sono molto preoccupato anzi, sono sicuro che si avrà un riscatto da parte delle istituzione per ristabilire la fiducia attraverso la concretezza dei fatti(positivi ovvio), mentre il quarto porterà un ritorno alla semplicità e al contenimento delle spese.

Il primo ed il terzo invece sono molto preoccupato perché esclusi i casi più gravi non si può più prescindere da un consumo etico.

Porto l’esempio di banale del mio amico trasposto ad una mamma, se l’acquisto delle scatolette francesi è per motivato dall’esigenza di arrivare a fine mese, pagare le bollette ed avere un tetto sulla testa non si può muovere una critica, ma se successivamente non manca alla stessa madre l’ultimo smartphone o il pacchetto di sigarette nella borsa, non ci sto!

Ma potrei portarvi altri mille esempi di tutti i giorni dagli studenti universitari che girano con i libri fotocopiati ma non si fanno mancare i vestiti firmati o il 4S, a chi si lamenta del caro benzina, ma gira in città col SUV.

Quello che voglio esprimere è che dobbiamo si ritornare a risparmiare, non tagliando i prodotti sostenibili di largo consumo in favore di più economici e mantenendo invece spese voluttuarie, perché questa equazione ha un solo risultato il fallimento ambientale che è ben più grave di quello economico.

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