Riflessioni su un approccio di Design Thinking proposto dall’ IDEO

Il numero di Settembre di HBR era focalizzato sul Design Thinking, a causa della sessione estiva l’ho letto in ritardo.

Un articolo che mi ha fatto riflettere è stato “Design to action”, scritto dal CEO della IDEO. Nell’articolo si discuteva di come il cambiamento nelle abitudini o nell’accettazione di una nuova strategia richiedesse una gradualità di azione.

L’Apple quando lanciò sul mercato il primo Ipod sapeva che l’introduzione dei giochi, delle varie app come quella per correre, non potevano ne dovevano avvenire in un unico momento.

Questo perché gli utenti inizialmente avrebbero dovuto accettare un nuovo prodotto che cambiava le loro abitudini di ascolto. Soltanto una volta che questo cambiamento era stato accettato potevano introdurre nuove funzionalità.

Lo stessa filosofia di approccio era stata adotatta dal progettista (o designer se preferite) del Palm Pilot Jeff Hawkins. Il palmare inizialmente doveva fare poche cose Rubrica-Calendario- Note perché altrimenti i clienti non sarebbero riusciti ad accettare un cambio di abitudini troppo rapido.

Secondo gli autori l’accettazione di una nuova strategia all’interno di una azienda, può e deve seguire un iter simile.

Spesso c’è uno scarso “Commitment” (perdonatemi, manon riesco a trovare un termine che renda l’idea in italiano) da parte dei manager nei confronti delle strategie definite da parte dei consulenti aziendali (indipendentemente se interni o esterni).

Le obiezioni più frequenti da parte dei dirigenti nei confronti delle nuove strategie sono:

  1. Questa strategia non è in linea con i problemi che riteniamo critici
  2. Questi non sono gli scenari che avremmo considerato
  3. Queste non sono le analisi che avremmo condotto
  4. Questa non è la soluzione che avremmo scelto

In questo modo l’esecuzione della strategia diventa un’eccezione piuttosto che una regola ed il problema è tanto più marcato quanto più la strategia si allontana dallo status quo.

La soluzione proposta dal CEO dell’IDEO si struttura attraverso un processo interattivo ed iterativo che si può articolare come segue:

  • Il consulente analizza una serie di problemi e ne discute con l’executive “Guarda questi sono i problemi che pensiamo essere critici, in quest’ordine di priorità, che ne pensi? Cosa ci sta sfuggendo?”
  • Sulla base di questa “sintesi” con chi poi implementerà la strategia, il designer avanza nel processo identificando dei possibili scenari da analizzare successivamente.

Anche in questo caso, attraverso l’interazione con l’executive, il designer può valutare la risposta, il feedback e capire se ha identificato tutti gli scenari o c’è qualche lacuna

  • Definiti in comune gli scenari da approfondire il designer inizia a scavare nelle analisi e, successivamente, la definizione della strategia diventa una formalità.

Personalmente non sono convinto di due punti:

  • della semplificazione nella definizione della strategia finale
  • delle dinamiche e condizionamenti che si potrebbero generare da un eccesso di feedback

E’ un articolo molto sintetico, di un processo molto più articolato ed alcune dinamiche vengono analizzate in questo libro, quindi un corretto approccio per avere una visione più chiara sarebbe leggere tutto il libro e non solamente quattro pagine sulla Harvard Business Review.

Mi torna alla mente è la massima di Henry Ford che affermava “Se avessi chiesto ai miei clienti cosa volevano, mi avrebbero chiesto probabilmente un cavallo più veloce”.

Inoltre il metodo, almeno per come è stato descritto, non sembrerebbe adatto a cambi drastici di direzione in tempi rapidi quando invece può essere richiesto da un mercato estremamente dinamico e volatile.

Ma sono delle mie personalissime considerazioni anche un po’ acerbe.

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Ricordi del Liceo Alberti, di una Autogestione e del “Giornalino Scolastico”

Oggi stavo sistemando la mia stanza a Formia ed ho ritrovato pezzi del mio passato rievocando così ricordi che avevo completamente dimenticato.

Nel 2008, durante l’Autogestione del Liceo, avevo organizzato un corso sulla storia del Rock dalle origini fino ai SOAD.  Il nome era osceno “Storia delle Rocce”  le persone pensavano fosse un corso di geologia. Purtroppo l’Autogestione era vissuta come un momento di svago e rimasi deluso profondamente dalla cosa scrivendo un articolo molto polemico sul giornalino della scuola, che ho riportato in questo post (il mio liceo era frequentato da 700-800 studenti con relativi professori).

Non ho apportato correzioni o modifiche all’articolo originario, mi piaceva riportare su questo blog questo ricordo nudo e crudo come lo fu a suo tempo.

“A proposito di quell’autogestione

Quest’anno dopo un anno di stasi si è svolta la settimana dello studente. Durata dal 6 al 9 febbraio almeno sulla carta si presentava come un progetto costruttivo, che avrebbe permesso allo studente di ampliare la propria cultura fuori da quegli schemi della conoscenza scolastica. La realtà si è invece rivelata diversa ed un po’ deludente. E’ accaduto che nelle prime due ore i corsi venivano frequentati dalla maggioranza degli studenti, soprattutto del biennio, un po’ forzati dalla security poi la frequenza si riduceva fino a sparire completamente.

Mi correggo, più che sparire gli studenti migravano in massa verso i campetti di calcio o il tavolo da ping pong dove si svolgevano i relativi tornei (a pagamento). Faccio fatica a spiegarmi come mai questo grande interesse rispetto a corsi intellettualmente più stimolanti, (per citarne alcuni lo studio del montaggio cinematografico o i vari sulla storia della musica).

La conclusione cui sono pervenuto è la seguente:

l’odore del maschio sudato ha una forza attrattiva più grande di qualsiasi dibattito o approfondimento che possa ampliare la propria cultura.

Ma c’è di più!

Questa massiccia migrazione di studenti ha tolto la materia prima agli organizzatori dei corsi: gli ascoltatori. Così che demoralizzati molti hanno chiuso baracca. Sono stati pochi i corsi che hanno resistito nonostante i pochi interessati, merito della caparbietà di tutti coloro che non si sono lasciati scoraggiare, gli unici che hanno capito il vero valore dell’autogestione.

Sono convintissimo che nella Scuola questa settimana sia stata vissuta dalla maggior parte degli studenti come un momento di puro svago e riposo senza considerare minimamente lo studio ed il lavoro che c’era da parte degli organizzatori anche per una sola ora di lezione.

Avrei apprezzato la partecipazione dei professori durante questo periodo, perché i corsi non erano indirizzati solo agli studenti.

Sarebbe stato piacevole uno scambio di ruolo e percepire una voglia attiva da parte dei docenti di conoscere i nostri pensieri e le nostre idee, ma nulla di ciò è accaduto.

L’unica eccezione che ho potuto constatare è stato il professore Pastorello il quale ha perfino preso la mia chitarra acustica e ha incominciato a suonare insieme ad un video degli ZZ Top! presentando opinioni riguardo eventi musicali.

Questi giorni sono stati per me molto significativi e formativi mi hanno reso cosciente di quanto sia indifferente la maggior parte della mia generazione.

Spiego meglio: se argomenti proposti dagli studenti stessi non interessano potrà mai attrarre una lezione di storia o la spiegazione delle emozioni di un dipinto di Monet?

Ignoro cosa interessi oggigiorno alla massa adolescenziale e ho paura.

Non sono certo determinato a rievocare l’attivismo (giusto o sbagliato che sia stato) di quaranta anni fa, ma sicuramente è necessaria una presa di coscienza della nostra voglia di non-conoscere.

L’autogestione è stata la dimostrazione che la nostra fame di sapere tende allo zero. Questa critica sia ben inteso vale anche per gli studenti “dalla media elevata” che hanno dato l’immagine di persone legate ad un numero, ad una votazione e non interessate ad una oggettiva volontà di conoscere.

L’anno prossimo non dovrei (salvo imprevisti) essere al liceo Alberti, ma mi auguro che la maturità collettiva cresca affinché la prossima settimana studentesca sia costruttiva di quest’ultima.”

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Verdone, Thiel, UnaBomber sul progresso tecnologico della società #ofamostrano

A regà o sapete qual è il problema è che nessuno c’ha più gnente da di’

-Jessica, Viaggi Di nozze

Non conoscevo la storia di Unabomber.
All’anagrafe Theodore Kaczynski è un criminale, matematico, ex docente americano, che tra il 1978 ed il 1995 ha ucciso 3 persone e ferite 23 e viene citato da Peter Thiel (co-fondatore di Paypal) in “Zero to One” nel capitolo 8 facendo riferimento al manifesto che aveva scritto nel 1995 (se volete leggere il manifesto lo trovate qui)
Nel manifesto di Unabomber gli obiettivi venivano classificati in:
  • Facili
  • Difficili
  • Impossibili
La sua visione dell’umanità affermava che si era arrivati ad un livello di progresso tecnologico tale per cui si era scoperto tutto, non potevano esistere per gli scienziati, esploratori e ricercatori obiettivi difficili, ma solo facili ed impossibili.
I primi, raggiungibili anche da un bambino, i secondi, irraggiungibili indipendentemente dagli sforzi.
La facilità e l’impossibilità di raggiungere determinati obiettivi porta alla depressione, diminuisce l’autostima, in generale determina una forte insoddisfazione.
Secondo l’autore (Thiel) l’assunto che tutto sia stato scoperto e tutte le verità rivelabili siano state rivelate è tipico dei fondamentalismi religiosi.
In tali realtà ci sono verità ovvie, comprensibili a tutti, ed i misteri della fede, i quali sono inconoscibili.
In queste realtà non esistono dei gradi intermedi, delle vie di mezzo.
Questo discorso non vale solo per la religione, ma anche per il mercato. Il valore delle cose, azioni, beni fisici, è definito dal mercato. Anche un bambino può conoscere il valore delle azioni di una azienda, ma sapere se queste rispecchiano il vero valore dell’azienda non può essere anticipato.
Il mercato avrà sempre una conoscenza più vasta di quella che tu potrai mai avere.
Ma questo assunto è falso, esistono segreti ancora non rivelati, nella tecnologia e nelle scienze in generale.
Perchè allora non si realizzano nuove e rivoluzionarie scoperte?
Vengono identificate 4 cause:
1) Incrementalismo, si tende ad un graduale sviluppo tale per cui non è possibile inventare o scoprire qualcosa di rivoluzionario. E’ il metodo “step-by-step” che rende impossibile il verificarsi di una scoperta rivoluzionaria
2)Avversione al rischio, fallire è un emozione che si preferisce evitare. L’idea di sbagliare ci spaventa.
3)Compiacenza (o approvazione sociale), per mettere in discussione lo status quo bisogna tenere in conto che una moltitudine di persone la penserà in modo opposto o, come direbbe Augusto Coppola, accettare che molti pensino di voi e dalla vostra idea che siate dei “poveri mentecatti”
4)Omogeneità, tutti in questo mondo globalizzato possiamo scoprire qualcosa di nuovo, ma se c’ho fosse possibile, perchè qualche mente più intelligente e brillante di me, te, in un altro punto del globo non l’ha mai fatto?
Questi 4 punti fanno si che le persone nemmeno inizino a lavorare per la ricerca di una grande nuova scoperta, perchè il mondo sembra essere troppo vasto per il singolo individuo perchè possa dare un contributo unico.
Dopo aver letto il capitolo, mentre cucinavo, mi è tornata in mente la scena di Viaggi di Nozze in cui alla fine di una serata Jessica, Ivano con i suoi amici, discutevano amareggiati su di una società dove ormai tutto era stato scoperto.
Io, personalmente, sono molto in accordo con l’ottimismo dell’autore, seppur con qualche perplessità sulla questione dell’incrementalismo e tutta la sua critica all’approccio Lean di Steve Blank e di Eric Ries.
Oggi molti problemi sono ancora irrisolti e con la globalizzazione ed altri fattori nuove sfide sono nate in ambito ambientale, sociale ed economico, sicuramente non sono di facile risoluzione, ma pensare che siano impossibili è limitante.

In molti hanno discusso sull’uomo, sul progresso e molto si è detto, ma, per me, sarà sempre Dante a descrivere con la massima eleganza il concetto.

« “O frati,” dissi, “che per cento milia

perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”. »

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“Si me sfragno na gamba e nun po’ lavora’ comunque si seccheno” La Matrice Eisenhower Urgenza Priorità

Ciò che è importante raramente è anche urgente e ciò che è urgente raramente è importante”

-Eisenhower

Un sabato la signora Ilaria era andata a fare la spesa al mercato.
La signora lavorava in una importante società di consulenza e non aveva sempre tempo di andare al mercato personalmente, quando poteva si recava sempre da Mimino* il suo contadino di fiducia, il quale la conosceva da anni, tanto da aver visto crescere i figli di Ilaria.
Quel sabato Ilaria si lamentava proprio con Mimino di come i figli, ormai cresciuti, la ignorassero, sempre presi dalle loro attività o dagli amici.
Mimino con la sua saggezza popolare rispose: “A signo’, ma me scusi, ma s’io a li zucchini e alle melanzane nun je do l’acqua questi seccheno, si li peschi novi che ho piantato inizieno a cresce storti e nun faccio attenzione a mettece na mazzarella so fregato , perchè na vorta chi so storti nun posso fa nulla.”
La signora si giustificava spiegando che comunque lei era una donna che lavorava in una società di consulenza, non era una condizione semplice, sempre in treno o in aereo per raggiungere i clienti.
Il contadino allora le disse: “Signò e tiè ragione, ma si me ammalo, si me sfragno na gamba e nun po’ lavora’ comunque si seccheno, mica stanno a pensa “Poraccio Mimino s’è sfranto na gamba o poraccio c’ha ‘a febbre””
Per caso in quel momento a fare la spesa stava passando Marco un vecchio amico delle media della signora, capo reparto dei vigili del fuoco.
Marco aveva riconosciuto l’amica e aveva ascoltato la conversazione, così dopo essersi salutati  volle dire la sua:
“Sai Ilaria, noi in caserma dobbiamo sempre stare attenti, pronti ad interventire. Così abbiamo imparato a separare le attività importanti e le attività urgenti.
E’ importante per noi esercitarci tutti i giorni o controllare il corretto funzionamento dei macchinari di soccorso, urgente è invece quando ci chiamano per una emergenza.
Per risolvere i tuoi problemi dovresti capire come fare a separare ciò che è urgente da ciò che è importante, se noi facessimo solo l’una o solo l’altra attività non riusciremmo a portare a termine le nostre operazioni di soccorso.
Inoltre cerca di avere un piano di azione come facciamo noi, non definito nel dettaglio, perchè poi è davvero impossibile da adattare ad ogni specifica situazione ma qualcosa con dei margini di manovra e che con buona elasticità ti permetta di portare a termine sia compiti urgenti che le attività importanti.”
Ilaria, presa la spesa se ne tornò a casa riflettendo su quanto detto e ovviamente sul costo delle zucchine che in un anno erano aumentate di quasi 1€/kg.
Quattro anni fa stavo leggendo un libricino sul tempo, una riflessione interessante mi è recentemente tornata in mente ed è legata alla matrice di Eisenhower, implicitamente descritta da Marco il vigile del fuoco.
Ma andiamo per gradi.
Eisenhower, o Dwight David Eisenhower, è stato il generale al comando dello sbarco in Normandia che negli anni successivi fu eletto Presidente degli Stati Uniti D’America.
La matrice da lui teorizzata prevede che definita la funzione “Attività” questa sia dipendente da due variabili, la prima l’ “Urgenza” la seconda l’ “Importanza”.
Un’immagine renderà ancora più chiaro quello che sto dicendo.
Matrice Eisenhower Priorità Produttività Urgenza
E’ un ottimo strumento di vita quotidiana per prendere decisioni ed evitare di distrarsi da ciò che è importante nel lungo termine rapiti dalle urgenze o dalle scadenze a breve termine.
Alcune attività richiedono disciplina, o comunque tenacia nell’esercitarsi  tutti i giorni per raggiungere un determinato risultato, in qualsiasi campo.
Vedendola sotto una prospettiva complementare, per evitare l’insorgere di un problema dobbiamo lavorare tutti i giorni alla sua prevenzione (un po’ come lavarsi i denti).
Ma che tipo di problemi e che tipo di attività?
Adesso la riflessione diventa personale e difficile.
Ipotizziamo di identificare sette dimensioni, o bisogni, che caratterizzano una persona.
Bisogni che ognuno di noi deve soddisfare con pesi differenti per essere felice:
  1. Famiglia
  2. Amici e Comunità
  3. Psicologico
  4. Fisico
  5. Materiale
  6. Extra-Professionale
  7. Lavorativa
Le sette aree ci permettono di identificare le attività da fare necessarie* per sentirci appagati, soddisfatti in quell’ambito.
Degli esempi nello sport come nella musica sono molto banali.
Traslare lo stesso discorso nei rapporti con gli amici o con la famiglia risulta già più difficile perchè molte azioni nel quotidiano si vedono solo nel lungo termine con un forte grado di incertezza.
A questo si aggiunge il problema che alcune scelte sono mutuamente esclusive, capita così che accettiamo di soddisfare una determinata dimensione, negandone un’altra, consapevolmente o inconsapevolmente.
Come fare però a definire cosa è importante e cosa è urgente?
Non è univoca la risposta, questa dipende dalla singola persona, ma due domande possono aiutare nella riflessione:
1) ‘”Che tipo di persona voglio essere in questa fase della mia vita?”
2) “Oggi questa dimensione quanto conta rispetto alle altre?”
Una volta che abbiamo capito quali sono le nostre esigenze, entra in gioco la matrice di Eisenhower.
Prendere un foglio bianco, disegnare la matrice priorità/urgenza e rifletterci a fine giornata o prima di intraprendere un nuovo progetto può essere di aiuto per restare concentrati su ciò che ritenete importante ed evitare che le piante secchino o crescano storte.
*In realtà Mimino è uno storico contadino di Gaeta, che coltiva quasi esclusivamente pomodori, parla dialetto Gaetano e non romano
**anche decidere cosa NON fare è fondamentale

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La ripresa dalle vacanze post mortem sullo standby dei progetti

Negli ultimi giorni ho speso una quantità di tempo decisamente non accettabile (8,5 ore nette), per riprendere la realizzazione delle tavole di un laboratorio di progettazione stradale. Progetto che avevo messo in pausa tra 29 e il 30 di Luglio, quindi meno di 15 giorni fa. Stupidamente, avevo:

1. Interrotto il lavoro durante un’attività delicata di rilievo di quote ed approssimazione di un set di dati 2. Lasciato il foglio di lavoro CAD in disordine con elementi meno recenti che hanno determinato una fisiologica confusione durante la ripresa

Così oggi dopo essere riuscito finalmente a capire “dove ero rimasto”, ho deciso di realizzare un piccolo post-mortem.

Riflessioni sui flussi di lavoro

Riflessioni sui flussi di lavoro

Quando si studia una materia il processo è, generalmente, lineare. Vi sono una serie di capitoli, argomenti, da studiare in sequenza che caratterizzano il programma d’esame, ma non ci sono grosse problematiche se si interrompe il lavoro. Si tratta di ripassare il lavoro precedentemente interrotto, ma personalmente non mai avuto altre complicazioni. Quando si lavora su progetti più complessi* possono essere richieste differenti attività in parallelo da realizzarsi (A1 –A2) necessarie per procedere con l’attività successiva (A3) Se il lavoro deve essere interrotto è ideale fermarsi prima di iniziare una nuova attività, non nel mezzo di una in corso come ho fatto io. Purtroppo non è sempre così e possono determinarsi delle interruzioni obbligate di qualsiasi natura** che impongono di bloccare un progetto nel cuore di una attività chiave (si potrebbe obiettare giustamente, che se fosse una attività chiave non dovrebbe esserci nessun tipo di interruzione, ma non sempre è così). Sono stato a riflettere su come evitare nel futuro che interruzioni impreviste o mal gestite possano ricreare una situazione scomoda come quella precedentemente vissuta. Sono uscite fuori due, banalissime, soluzioni o semplicemente buone abitudini, che nella loro semplicità non sempre vengono sfruttate.

• Lasciare l’ultima versione del disegno pulita. Non importa se ci lavorerete solo voi, il passare di un arco di tempo importante potrebbe determinare dei problemi durante il riavvio dell’attività • Realizzare un documento di riepilogo-memoria contenente in poche righe:

1. Cosa è stato realizzato nelle ultime due  sessioni di lavoro

2. Attività da realizzare nel breve termine

3. Quali difficoltà sono accorse per cui non si è riusciti a terminare il lavoro

*  nota, un grado maggiore di complessità non significa necessariamente un grado di difficoltà maggiore rispetto ad un processo lineare meno complesso (mentre io cercavo di riprendere il punto finale del disegno uno dei miei amici più stretti studiava accanto a me le equazioni della teoria della relatività, arabo puro) ** o essere semplicemente stupidi come nel mio caso

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Produttività, metodi discutibili che con me funzionano

Una volta da qualche parte avevo letto questa storia molto interessante:

C’erano due boscaioli canadesi, con le classiche camicie a quadri che volevano sfidarsi in una gara a chi tagliava più alberi. Il primo boscaiolo sembrava avere energie infinite, abbattuto un albero passava al successivo e nemmeno si girava per guardare il suo sfidante, si limitava a sentirlo.

Inoltre il primo era convinto di vincere perché ogni mezz’ora sentiva il suo amico smettere di tagliare alberi per riposarsi.

Dopo tre ore la gara era finita ed incredulo il primo era riuscito a tagliare cinque alberi in meno del secondo, nonostante il secondo si riposasse ogni tanto.

Incuriosito il primo boscaiolo chiese al secondo: “Ma come diamine è possibile che tu abbia tagliato più alberi di me nonostante ti fermassi ogni mezz’ora?”

E rispose il secondo “Perché mi fermavo per pulire ed affilare la lama della mia sega”.

Tra ieri ed oggi, con l’inizio del nuovo semestre e della preparazione al lavoro estivo sono andato a stampare dei fogli da University Lab per tenere traccia del lavoro/studio con cadenza settimanale e giornaliera.

Si basano sulla tecnica del pomodoro ed altre letture. Personalmente mi aiutano a capire cosa si sta facendo e in quanto tempo, inoltre ci sono delle sezioni per nutrire (un mio caro amico direbbe mentire) la mente ed evitare eccessi di studio/lavoro.

Settimanale Giornaliero

A differenza di una agenda l’inserimento della data è manuale, così che possa diventare la routine di inizio giornata per poi proseguire senza distrazioni e con la consapevolezza di cosa si sta facendo e perché.

Tre sono gli aspetti fondamentali:

  • Ciò che vuoi fare ed il tempo che pensi di dedicarci
  • Il tempo che effettivamente dedichi e i risultati che riesci realmente a ottenere
  • L’errore tra la stima fatta e il risultato ottenuto

Può sembrare strano, o esagerato, scrivere di sentire delle persone, ma così facendo si riesce a restare in contatto con molti più amici oltre ai tre-quattro che sentiamo abitualmente.

Spero possa essere di aiuto, sia per gestire meglio differenti impegni e “fronti di lavoro”, sia  per non dimenticarci di chi c’è intorno a noi 🙂

 

 

 

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Is Italy the next EU Tech Hub? NO, sorry, maybe Eu Tech Burp

 

E’ da un po’ che non mi faccio vivo a causa un periodo di esami intenso (che poteva anche andare meglio #mapazienza).

Durante il periodo esami mi ha incuriosito molto una mail  di CB Insights in cui domandavano “Is Italy the next EU Tech Hub? Deals Grow 208%” (scusate lo spoiler ma la risposta è NO!)

italy

Porcamiseria! E’ tantissimo e io non me ne sono accorto!

Così mi sono iscritto alla versione di prova di CB Insights e ho fatto le pulci, sommariamente, per capire effettivamente dove era la fregatura e quale fosse la reale situazione.

Tre punti:

  • L’arco di riferimento è troppo breve un anno può essere caratterizzato da una anomalia, quello che andrebbe verificato è un periodo di riferimento maggiore, se si vuole trovare una risposta seria
  • Tech dovrebbe essere una tipologia di investimenti, almeno da quello che ho capito dal sito CB Insights (che distinguono in altre categorie come Mobile, CleanTeach, IOT), “dovrebbe” perché non ho letto e trovato velocemente una nota metodologica dell’indagine
  • Non fa riferimento agli investimenti fatti da Business Angels,o almeno non si capisce, puntualizzo questa cosa perché andando a selezionare i dati è possibile analizzarli basandosi su cinque categorie (VC, Corportate VC, Private Equity, Angel, Other)

Così ho voluto studiare velocemente lo scenario europeo dal 2011 al 2014 considerando 2 indicatori (Valore dell’Investimento, Numero degli investimenti) e 8 nazioni. Non contento ho buttato uno sguardo anche alle exit degli ultimi 5 anni, concentrandomi sulle acquisizioni e lasciando perdere le IPO, conclusione? Prima uno sguardo ai grafici.

(cliccandoci si possono ingrandire)

Num InvestimentiValore Investimenti

Exit

L’Italia ha ancora da pedalare e guardando ai nostri cugini tutto si può dire tranne che nel Belpaese sia scoppiata la moda delle startup.

 

ps Sono abbastanza convinto della bontà dei dati e con i tempi disponibilili ho anche effettuato una revisione là dove vi erano valori anomali (vedi l’andamento della Svizzera, nel dettaglio il 2012)

Ho escluso dall’analisi i Fondi di Private Equity e gli investimenti classificati per “Other”.

Non ho analizzato le Exit per Spagna e Svezia perchè era terminato il Trial 🙂

Fonte dati: Database CB Insights

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