Barcellona parte 2, bagno (di)vino

Disclaimer 1. Ho saltato una parte del racconto perché mi sono dimenticato di far sviluppare un rullino e senza foto non sarebbe la stessa cosa

Disclaimer 2. Il mio italiano è veramente indecente, alcune parti sono sconnesse ma ho preferito ricopiare il diario fedelmente così come è stato realizzato per lasciarlo il più vero possibile

Disclaimer 3. Alle foto non ho applicato filtri particolari, semplicemente non so fare le foto e con la pellicola questo è palese

Disclaimer 4. E’ evidente che non sappia disegnare, in particolare non ho assoultamente padronanza della prospettiva, migliorerò con i prossimi viaggi!

05/10/16

Barcelloneta

Cambiati un po’ i programmi, prima ho fatto colazione poi ho visitato il mercato, ho ritrovato la mia penna nera.

Particolare il sole qui alle 11, la sabbia non è fantastica, ma il colore del mare è veramente bello.

La sabbia qui è scura con i ciottoli, alcuni molto belli.   bagno

Mi sono fermato in un bar ho preso un bicchiere di rosso ed un panino con il prosciutto herrano, molto turistico, ma sono curioso di scoprire cosa mi porteranno, il bicchiere è costato 3,90€ mentre il panino non ricordo, servito al tavolo, fronte mare. al-bar

Io adesso mangio e poi mi vado a comprare un costume devo assolutamente farmi il bagno.

Il vino ha superato il test. Dolce leggermente acido e poco alcolico. Il panino, un po’ meno, secco il pane, poco prosciutto, devo assolutamente comprare ed assaggiare del Jamon Herrano.

Nel locale dove mi trovo i posacenere hanno l’acqua dentro, che cosa interessante.

tinto

Tinto Synera, il nome del rosso che ho preso.

tinto2

Carrer de Carbonell, questa strada mi ha incuriosito vicino Barcelloneta (o a Barcelloneta), vicino la stazione francese, perché gli spigoli di un palazzo avevano le stesse decorazioni, credo dei bugnati, che mi ricordano alcuni palazzi storici di Formi nello specifico quello accanto a Recco dove si trova al piano terra la pizzeria.

La stazione francese è stata un’altra realtà di Barcellona che ho visitato in mattinata lo stesso stile di Milano Centrale, con la sua struttura caratteristica in ferro.

Nota: il museo storico della Catalunya ricorda molto alcuni edifici presenti alla Giudecca a Venezia

 

05/10/16

14:30

Ho fatto il bagno a Barcellona, una di quelle cose che dovevo fare. Rispetto ai gabbiani che vedo a Gaeta qui ci sono i piccioni, fa un po’ schifo, i ciottoli come dicevo prima sono belli e l’acqua per essere una grande metropoli è pulita. Dopo pochi passi, forse un metro dalla battigia l’acqua diventa molto profonda, due metri dalla riva e già non si tocca. Sarà la temperatura, ma è pieno di inglesi, russi e tedeschi. Ad esempio la famiglia che mi ha guardato la borsa credo sia tedesca.

In spiaggia ci sono molti venditori ambulati, veramente molesti, l’unica cosa positiva che al posto delle granite vendono sangria e mojito.

 IMG_20161018_230442.jpg

Nota: il grande palazzo in vetro che definisce lo skyline di Barcellona è il palazzo del “gas Natural fenosa”. Vicino al mare ci sono strutture di notevole pregio architettonico che però mi sembrano quasi denaturare il rapporto con il mare.

Indubbiamente questi edifici sono forma e sostanza di Barcellona, ma non li vedo in armonia con il mare, se non nell’ottica di una modernità che personalmente non mi piace.

 

Prova gelato, mi trovo in una gelateria artigianale, il piccolo viene 2,80, crema catalana e stracciatella.

Alla fine la prova gelato è fallita (o quasi), qualitativamente il latte della stracciatella era eccezionale, la crema Catalana non saprei. Quello che in verità mi ha lasciato perplesso è stato chiedere una coppa piccola e avendo scelto due gusti mi sono ritrovato una media, quindi 3,30 al posto di 2,80. E’ stato poco chiaro, non è nei 0,50 cent il problema.

Ho capito che la parte moderna di Barcellona non mi affascina, quella dei palazzi storici del 900 e del periodo coloniale le trovo bellissime, anche l’uso della pietra viva di alcuni palazzi mi fa impazzire.

 IMG_20161018_230501.jpg

Il mare a Barcellona ha un colore bellissimo di un blu vivo, sarà il tipo di sabbia ciottolosa, ma è veramente bello.

Anche il sole al tramonto dipinge con colori stupendi Barcellona, peccato che nei prossimo giorni sarà nuvolosa (Sabato dovrebbero esserci anche i temporali)

 

(Nota, la spiaggia di Barcellona era particolarmente piena di cicche di sigarette)

IMG_20161018_230522.jpg

Terrazza dell’ostello

(Notavo solo ora che la terrazza dell’ostello abbozzata nella pagina precedente ha il pavimento sporco di cicche di sigaretta)

 

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Barcellona parte 1, la partenza

Intro:

7 giorni a Barcellona

5 Rullini da sviluppare

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0 Accessi su Facebook

3 Ostelli differenti

2 Notti al Kabul Hostel, 3 al Barcellona Garden Hostel, 2 al Saint Jordi Rock Palace, camerate miste con perfetti e perfette sconosciute.

15km percorsi a piedi ogni giorno

2 Oggetti dimenticati in ostello, un asciugamano ed un ombrello

Persone con cui ho stretto amicizia:

  • Due americane, west coast, la prima studia psicologia, l’altra, non mi ricordo, ma ricordo perfettamente l’intensità dei decibel del rutto che aveva emesso nella stanza, seguirono 20 minuti di applausi dal quinto piano, noi eravamo al terzo
  • Due canadesi
  • Un israeliano che studia ingegneria elettronica, da poco ha finito i suoi tre anni di servizio militare obbligatorio (altrimenti ergabbio)
  • Una ragazza del Galles di 21 anni, che aveva voglia di viaggiare nel weekend ed una capacità di reggere l’alcol mai vista in una donna
  • Una ragazza di Singapore che studia economics and business che vorrebbe fare un tour enologico in Italia
  • Una ragazza brasiliana, di origine polacca, di 32 anni, store manager in un negozio di scarpe, che passa il tempo libero con i cani e guardando serie tv
  • Un ragazzo di 18 anni americano che vuole vedere l’Europa prima di iscriversi in un college e studiare per diventare un venture capitalist
  • Una ragazza di 18 anni Australiana, la più giovane ragazza che abbia conosciuto che viaggiasse in solitaria
  • Tre ragazzi di Corigliano D’Otranto, perchè il Salento è ovunque

La parte successiva in corsivo è il diario così come è stato preso, mi scuso quindi per eventuali errori o un incorretto uso della consecutio temporum.

“03/10/16

Formia

Sarà fuori in giro per Barcellona, partirò domani in solitaria, ma devo capire che valigia portarmi”

“04/10/16

Aereo

La partenza

Nonostante sia riuscito a fare solo il 30% delle cose che avevo in programma sono partito.

A Barcellona dove soggiornerò per 7 giorni sarò in 3 ostelli differenti.

Questo sia perché nessuno aveva una completa disponibilità per 7 giorni sia perché volevo provarli tutti e tre.

Verso le 12:00 sono uscito dalla casa dove vivevo a Roma con Fede che mi ha accompagnato fino alla stazione Ostiense.

Aspettando il bus si sono seduti accanto a noi due vecchietti tornati dalla spesa confidandoci due verità sul loro passato:
“Alla nostra età a noi le panchine facevano allergia” (Riferendosi al fatto che erano iperattivi e non avevano il bisogno di stare seduti)

“Godetevi la vita che è breve e poi una volta arrivati al capolinea non si può fare molto”

Da Ostiense alle 12:55 ho preso il bus per Fiumicino accanto alla tipica donna dell’est figlia del degrado post sovietico.

Ciabatte, leggins fino al ginocchio e pelliccia di topo.

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Sono arrivato all’aeroporto con due ora e mezza di anticipo [questo dettaglio sarà fondamentale per il seguito] e per passare il tempo ho iniziato ad osservare tutti i punti ristorazione e la loro disposizione.

Dopo aver visto tutti i bar ho deciso di fermarmi al bar della Mercedes Benz perché dietro al brand della casa automobilistica ero abbastanza certo che la gestione fosse del gruppo Autogrill e volevo avere conferma dallo scontrino.

Così è stato.

Che poi Panino + Dessert + Acqua erano in offerta, ma preso ogni prodotto singolarmente quanto differisce dalla promozione? C’è un aumento degli utili a fronte della diminuzione dei margini perché c’è un aumento del valore dello scontrino medio?

Dopo il panino ho cambiato bar per il caffè, nulla di particolare, il ragazzo della cassa mi stava facendo pagare un caffe 0,85 centesimi  che è il prezzo per i dipendenti contro 1,10 € che è il prezzo al pubblico. Uno sconto del 23% , pensavo che costasse meno per i dipendenti, non dico regalato, ma qualcosa in meno sicuro.

Avevo già fatto controllare la valigia e così verso le 15:00 mi sono avviato al gate D8, che la ostess mi aveva precedentemente segnato, l’unico problema è che avevo perso la carta d’imbarco.

IMG_20161004_155630.jpg

Non conosco il momento preciso, dopo i controlli di sicurezza e dopo il panino con la porchetta sicuramente.

Dopo 20 minuti di fila arrivo dallo steward chiedendogli mezzo impanicato come potessi fare se il PDF sul telefono andava bene (per l’ansia mi ero scaricato anche l’app di Ryanair).

Il ragazzo mi aveva detto di non preoccuparmi e dopo aver preso il codice del PDF mi guarda e mi dice:

“Tu vai a Barcellona vero?”

“Si”

“Perché questa è la fila per Corfù”

Santabarbara!

Nella pratica mancavano 5 minuti alla partenza, fortunatamente l’aereo è partito con 15 minuti di ritardo.

Alla fine sono riuscito a partire per la Catalugna, ma essendo uno degli utlimi, nonnostante le due ore di anticipo mi è stato chiesto di imbarcare gratuitamente il bagaglio”IMG_20161004_155010.jpg

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Biologia della Sopravvivenza Aziendale

La Boston Consulting Group ha realizzato un’analisi molto interessante che trovate qui nel dettaglio.

La cosa che più mi ha affascinato è che sul piano qualitativo erano considerazioni non nuove rispetto a quanto trattato durante la preparazione all’esame di Ecologia Applicata.

L’articolo, rispetto a quanto studiato, si caratterizza per una analisi dei dati molto più strutturata e questa è stata una delle ragioni che mi ha spinto a scrivere un nuovo articolo.

Il concetto principale è il seguente:

Abbandonare una modellizzazione lineare dell’azienda e delle sue dinamiche considerando questa e le sue azioni all’interno di un sistema complesso adattivo.

Iniziamo però a snocciolare, come piace a me, un po’ di dati (un po’ presi dall’articolo un po’ aggiunti)

Oggi abbiamo 2,6 miliardi di persone che usano gli smartphone, il progresso ha incrementato sensibilmente la velocità con cui un nuovo prodotto può raggiungere tali persone e conseguentemente il tasso di adozione.

 

Tutto questo in termini quantitativi cosa significa?

 

La BCG ha analizzato la vita di 30.000 aziende quotate in borsa negli Stati Uniti su un arco temporale di 50 anni.

A causa di fusioni, acquisizioni o peggio ancora bancarotta hanno una probabilità su tre di essere “delistate” nei successivi 5 anni.

L’età media delle aziende che vengono “delistate” è passata dai 50 anni abbondanti ai 31.6.

 

Secondo le analisi di Martin Reeves, senior partner alla BCG, questo fallimento è da imputarsi alla incapacità di adattamento delle aziende ai cambiamenti (concedetemi la provocazione, sarebbe anche lecito domandarsi quante di queste aziende delistate abbiano chiesto consulenze in ambito strategico a BCG, Bain o McKinsey).

 

 

Soluzione per adattarsi velocemente al cambiamento, soluzione non nuova, è quella di prendere esempio dalle dinamiche che regolano gli ecosistemi.

 

Vedere l’azienda all’interno di un sistema complesso adattivo.

Sistema, perché formato da una pluralità di attori che interagiscono.

Complesso, in quanto le azioni e reazioni non sono regolate da funzioni lineari, ma non-lineari e conseguentemente meno prevedibili.

Adattivo, perché se perturbate da un elemento esterno al sistema riescono ad adeguarsi (affermava un mio amico biotecnologo riferendosi al corpo umano che in un sistema complesso l’introduzione di un corpo esterno o porta al collasso del sistema stesso o il sistema rigetterà il corpo esterno,  ci sarebbero dei “se” e dei “ma”, non è questo il momento)

I punti chiave identificati da Martin Reeves sono 6:

  • Eterogeneità

Le diversità di una forma di vita permettono un miglior adattamento quando determinate variabili che caratterizzano l’ecosistema cambiano. Ad esempio i differenti ceppi di un Virus permettono a questo lo sviluppo di un resistenza ai farmaci. L’autore evidenzia l’importanza di favorire i piccoli fallimenti aziendali per garantire la nascita e test di nuove idee. E’ da evitarsi l’estrema verticalizzazione dell’azienda e nel concreto il caso citato è quello della Fujifilm che è riuscita a sopravvivere alla rivoluzione del settore delle macchine fotografiche digitali, al contrario della Kodak. Fujifilm investì pesantemente in ricerca e sviluppo oltre ad acquisire più di 40 aziende.

 

  • Modularità

Su questo punto l’autore non è stato chiarissimo o forse sono io lento a capire il concetto (molto più probabile). Partiamo dal grande problema: spesso le aziende organizzate in strutture  funzionali e si determinano delle dinamiche da “silos”, reparti che comunicano poco o male tra di loro. La soluzione è aumentare le connessioni, i contatti per rendere il sistema robusto. La correlazione ecologica è con incendi occasionali che aiutano a garantire una “modularità” del sistema permettendo la nascita di zone della foresta con minore combustibilità.  Il concetto della modularità mi riporta ad una organizzazione per divisione dell’azienda (con tutti i pro e contro).

Anche qui perdonatemi se posso apparire un sofista ma non si capisce se si parla di resilienza o resistenza, due qualità differenti di un ecosistema (resiliente è subendo un danno dall’esterno riesce a ritornare velocemente alla condizione imperturbata, resistente è un sistema che per la perturbazione di un agente esterno viene danneggiato lievemente, ma se la magnitudo dell’agente è elevata un sistema resistente può collassare e non ritornare alla situazione originaria)

 

  • Ridondanza

Nel risk management questo concetto è fortemente sviluppato. Considerate ad esempio la circolazione ferroviaria, nel tempo la gestione della sicurezza si è sempre più sofisticata (nel senso positivo del termine).

L’infrastruttura è suddivisa in più sezioni, il distanziamento minimo tra due treni è tale che se il mezzo di testa si dovesse fermare a causa di un guasto allora il mezzo di coda deve poter effettuare una manovra di arresto.

Il sistema è progettato in modo tale che l’arresto di emergenza non sia vincolato al conducente. Se il conducente non dovesse intraprendere la manovra, il sistema elettronico automaticamente attiverà la manovra di arresto, se per colpa di un guasto tecnico il comando elettronico non dovesse funzionare allora  si attiverà un sistema meccanico tale da permettere l’inizio della manovra di arresto.

Inizialmente pensavo che questo andasse contro i principi “lean”, ma in realtà l’autore cita come caso di studio un evento occorso in Toyota. Un incendio nel 1997 alla Aisin Seiki, dove c’era l’unica fornitura di P-valves, avrebbe potuto bloccare la produzione per settimane. Ma Toyota e Aisin furono in grado di contattare più di 200 partner e riprendere in sei giorni la produzione con ritmo regolare. Attenzione, Aisin era l’unica azienda ad avere l’esperienza e la conoscenza per la produzione delle P-Valves, ma il fitto network di Toyta ha permesso di resistere e superare l’imprevisto.

In chiave ecosistemica questo meccanismo di difesa si riscontra nel sistema immunitario. Infatti abbiamo diverse linee di difesa contro i patogeni, barriere culturali (igiene personale), barriere fisiche (la pelle), un sistema immunitario (globuli bianchi) e la possibilità di ricorrere a trattamenti medici (antipiretici-antibiotici) che permettono di contrastare eventuali agenti patogeni.

  • Consapevolezza dell’imprevisto

Caratteristica di un sistema complesso adattivo è che noi non possiamo predire con certezza uno stato futuro. Nonostante questo possono essere acquisite informazioni e dati che definiscano un potenziale cambiamento.

In ambito aziendale poche cose sono più difficili da predire più del progresso e impatto di nuove tecnologie, ma è possibile, e sicuramente utile, collezionare attivamente le attività di competitor “Inusuali” (o non diretti, il termine inglese utilizzato è “Maverick”) per evitare di essere spazzati via dal mercato. Esempi di aziende che non sono riuscite a percepire questi segnali ci sono, i produttori di macchine fotografiche analogiche o per i produttori di compact disk con l’avvento delle PenDrive. Una strada per rilevare i deboli segnali del cambiamento può essere l’analisi del flusso delle smart money, ossia gli investimenti early stage dei Venture Capital. Successivamente capire se  una startup sta crescendo ed è apprezzata, capire che conseguenze può avere per il  business (sia minacce che opportunità ovviamente).

 

  • Feedback loops e meccanismi di adattamento

I meccanismi di feedback sono elementi che permettono al sistema di rimanere sano ed autoregolarsi. In natura si ha una selezione degli elementi che meglio si adattano al sistema, una mutazione genetica solo se porta ad un beneficio per la specie si conserva nel tempo poichè la specie con quel gene mutato meglio si adatterà alle condizioni del sistema in cui è inserito.  Accettare i fallimenti di progetti pilota per valutare nuove opportunità di business piuttosto che effettuare semplici ottimizzazioni operative. Sulla questione dei feedback nell’articolo si citano i manager giapponesi che spesso si spostano dai piani alti al “gemba” il piano dove ci sono gli operai di livello più basso, “quelli che si sporcano le mani”,  per acquisire informazioni nuove. La questione dell’acquisizione delle informazioni è fondamentale, trattata anche da Andrew Groove in “High Output Management”, da Steve Jobs (la leggenda narra che chiedesse sempre a chi fosse in ascensore con lui “Qual è il contributo che stai dando ad Apple”) .

Questo punto non pone la differenza tra un feedback negativo ed uno positivo, questa omissione mi sembra indebolire la correlazione.  L’autore vuole giustificare la necessità di tutelare l’eterogeneità all’interno di un sistema organizzativo in contrasto con il pensiero manageriale dominante che vede nell’eterogeneità una inefficienza, una dispersione delle risorse.  Il caso di successo che si cita è la Tata Consultancy Services, ma al di la del risultato finanziario 20 milioni di dollari di fatturato nel 1991, 1 miliardo di dollari nel 2003 e 15 miliardi nel 2015 andrebbero anche analizzate altre variabili come lo sviluppo tecnologico indiano, il costo della manodopera in India e la sua informatizzazione, probabilmente è stato trattato e non discusso per motivi di sintesi nell’articolo.

 

  • Fiducia e cooperazione

Affinché un sistema complesso possa conservarsi dinamicamente nel tempo è necessaria una cooperazione tra gli elementi (è estremamente semplificato come concetto, ma questo vale anche per i punti precedenti, è ovvio che in un ecosistema alcune specie competano per la sopravvivenza). Nell’economia dell’ambiente  è stato studiato da Garret Hardin the tragedy of the commons :

“Secondo questa impostazione, se un bene non appartiene a nessuno ma è liberamente accessibile, vi è una tendenza a sovrasfruttarlo. L’individuo che si appropria del bene comune, deteriorandolo, infatti, gode per intero del beneficio, mentre sostiene solo una piccola parte del costo (in quanto questo costo verrà socializzato). Poiché tutti ragionano nello stesso modo, il risultato è il saccheggio del bene. Analogamente, nessuno è incentivato a darsi da fare per migliorare il bene, poiché sosterrebbe un costo a fronte di un beneficio di cui non potrebbe appropriarsi che in parte.”

Secondo invece il primo premio nobel per l’economia di sesso femminile Elinor Ostrom, è possibile superare questo problema attraverso la cooperazione, che si traduce in fiducia tra gli utilizzatori, una conoscenza del rischio in caso di sovra sfruttamento, questa consapevolezza può portare a non massimizzare i profitti individuali, in favore dell’ottimo della collettività. Questo approccio è stato adottato dalla Novo Nordisk per entrare nel mercato farmaceutico Cinese nei primi anni ’90. Negli anni 90 in Cina non erano ancora diffuse in ambito medico delle procedure per l’analisi del diabete. Novo Nordisk ha iniziato a collaborare con il Ministero della Salute Cinese e la “World Diabetes Foundation”  per insegnare ad oltre 200.000 medici procedure per la diagnosi del diabete. Novo Nordisk non si è posizionata solo come un distributore di insulina, ma ha realizzato dei centri di ricerca e sviluppo in Cina oltre che di produzione.

Questi sforzi sono stati bene ricompensati.

Oggi la Novo Nordisk detiene il 60% del mercato dell’insulina in Cina.

 

 

In realtà gli ecosistemi sono sistemi complessi, molto delicati che impiegano migliaia di anni per svilupparsi e spesso basta un elemento esterno come l’uomo per portarli al collasso in poco tempo.

La correlazione, che ho trovato in alcuni punti forzata, è strutturata ed interessante.

Mi incuriosisce particolarmente conoscere l’evoluzione del pensiero delle società di consulenza strategica nei prossimi anni.

Chissà.

 

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Pixar, Artists, Founders and Corporate Innovation

innovation

Sorgente: Pixar, Artists, Founders and Corporate Innovation

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Riflessioni su un approccio di Design Thinking proposto dall’ IDEO

Il numero di Settembre di HBR era focalizzato sul Design Thinking, a causa della sessione estiva l’ho letto in ritardo.

Un articolo che mi ha fatto riflettere è stato “Design to action”, scritto dal CEO della IDEO. Nell’articolo si discuteva di come il cambiamento nelle abitudini o nell’accettazione di una nuova strategia richiedesse una gradualità di azione.

L’Apple quando lanciò sul mercato il primo Ipod sapeva che l’introduzione dei giochi, delle varie app come quella per correre, non potevano ne dovevano avvenire in un unico momento.

Questo perché gli utenti inizialmente avrebbero dovuto accettare un nuovo prodotto che cambiava le loro abitudini di ascolto. Soltanto una volta che questo cambiamento era stato accettato potevano introdurre nuove funzionalità.

Lo stessa filosofia di approccio era stata adotatta dal progettista (o designer se preferite) del Palm Pilot Jeff Hawkins. Il palmare inizialmente doveva fare poche cose Rubrica-Calendario- Note perché altrimenti i clienti non sarebbero riusciti ad accettare un cambio di abitudini troppo rapido.

Secondo gli autori l’accettazione di una nuova strategia all’interno di una azienda, può e deve seguire un iter simile.

Spesso c’è uno scarso “Commitment” (perdonatemi, manon riesco a trovare un termine che renda l’idea in italiano) da parte dei manager nei confronti delle strategie definite da parte dei consulenti aziendali (indipendentemente se interni o esterni).

Le obiezioni più frequenti da parte dei dirigenti nei confronti delle nuove strategie sono:

  1. Questa strategia non è in linea con i problemi che riteniamo critici
  2. Questi non sono gli scenari che avremmo considerato
  3. Queste non sono le analisi che avremmo condotto
  4. Questa non è la soluzione che avremmo scelto

In questo modo l’esecuzione della strategia diventa un’eccezione piuttosto che una regola ed il problema è tanto più marcato quanto più la strategia si allontana dallo status quo.

La soluzione proposta dal CEO dell’IDEO si struttura attraverso un processo interattivo ed iterativo che si può articolare come segue:

  • Il consulente analizza una serie di problemi e ne discute con l’executive “Guarda questi sono i problemi che pensiamo essere critici, in quest’ordine di priorità, che ne pensi? Cosa ci sta sfuggendo?”
  • Sulla base di questa “sintesi” con chi poi implementerà la strategia, il designer avanza nel processo identificando dei possibili scenari da analizzare successivamente.

Anche in questo caso, attraverso l’interazione con l’executive, il designer può valutare la risposta, il feedback e capire se ha identificato tutti gli scenari o c’è qualche lacuna

  • Definiti in comune gli scenari da approfondire il designer inizia a scavare nelle analisi e, successivamente, la definizione della strategia diventa una formalità.

Personalmente non sono convinto di due punti:

  • della semplificazione nella definizione della strategia finale
  • delle dinamiche e condizionamenti che si potrebbero generare da un eccesso di feedback

E’ un articolo molto sintetico, di un processo molto più articolato ed alcune dinamiche vengono analizzate in questo libro, quindi un corretto approccio per avere una visione più chiara sarebbe leggere tutto il libro e non solamente quattro pagine sulla Harvard Business Review.

Mi torna alla mente è la massima di Henry Ford che affermava “Se avessi chiesto ai miei clienti cosa volevano, mi avrebbero chiesto probabilmente un cavallo più veloce”.

Inoltre il metodo, almeno per come è stato descritto, non sembrerebbe adatto a cambi drastici di direzione in tempi rapidi quando invece può essere richiesto da un mercato estremamente dinamico e volatile.

Ma sono delle mie personalissime considerazioni anche un po’ acerbe.

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Ricordi del Liceo Alberti, di una Autogestione e del “Giornalino Scolastico”

Oggi stavo sistemando la mia stanza a Formia ed ho ritrovato pezzi del mio passato rievocando così ricordi che avevo completamente dimenticato.

Nel 2008, durante l’Autogestione del Liceo, avevo organizzato un corso sulla storia del Rock dalle origini fino ai SOAD.  Il nome era osceno “Storia delle Rocce”  le persone pensavano fosse un corso di geologia. Purtroppo l’Autogestione era vissuta come un momento di svago e rimasi deluso profondamente dalla cosa scrivendo un articolo molto polemico sul giornalino della scuola, che ho riportato in questo post (il mio liceo era frequentato da 700-800 studenti con relativi professori).

Non ho apportato correzioni o modifiche all’articolo originario, mi piaceva riportare su questo blog questo ricordo nudo e crudo come lo fu a suo tempo.

“A proposito di quell’autogestione

Quest’anno dopo un anno di stasi si è svolta la settimana dello studente. Durata dal 6 al 9 febbraio almeno sulla carta si presentava come un progetto costruttivo, che avrebbe permesso allo studente di ampliare la propria cultura fuori da quegli schemi della conoscenza scolastica. La realtà si è invece rivelata diversa ed un po’ deludente. E’ accaduto che nelle prime due ore i corsi venivano frequentati dalla maggioranza degli studenti, soprattutto del biennio, un po’ forzati dalla security poi la frequenza si riduceva fino a sparire completamente.

Mi correggo, più che sparire gli studenti migravano in massa verso i campetti di calcio o il tavolo da ping pong dove si svolgevano i relativi tornei (a pagamento). Faccio fatica a spiegarmi come mai questo grande interesse rispetto a corsi intellettualmente più stimolanti, (per citarne alcuni lo studio del montaggio cinematografico o i vari sulla storia della musica).

La conclusione cui sono pervenuto è la seguente:

l’odore del maschio sudato ha una forza attrattiva più grande di qualsiasi dibattito o approfondimento che possa ampliare la propria cultura.

Ma c’è di più!

Questa massiccia migrazione di studenti ha tolto la materia prima agli organizzatori dei corsi: gli ascoltatori. Così che demoralizzati molti hanno chiuso baracca. Sono stati pochi i corsi che hanno resistito nonostante i pochi interessati, merito della caparbietà di tutti coloro che non si sono lasciati scoraggiare, gli unici che hanno capito il vero valore dell’autogestione.

Sono convintissimo che nella Scuola questa settimana sia stata vissuta dalla maggior parte degli studenti come un momento di puro svago e riposo senza considerare minimamente lo studio ed il lavoro che c’era da parte degli organizzatori anche per una sola ora di lezione.

Avrei apprezzato la partecipazione dei professori durante questo periodo, perché i corsi non erano indirizzati solo agli studenti.

Sarebbe stato piacevole uno scambio di ruolo e percepire una voglia attiva da parte dei docenti di conoscere i nostri pensieri e le nostre idee, ma nulla di ciò è accaduto.

L’unica eccezione che ho potuto constatare è stato il professore Pastorello il quale ha perfino preso la mia chitarra acustica e ha incominciato a suonare insieme ad un video degli ZZ Top! presentando opinioni riguardo eventi musicali.

Questi giorni sono stati per me molto significativi e formativi mi hanno reso cosciente di quanto sia indifferente la maggior parte della mia generazione.

Spiego meglio: se argomenti proposti dagli studenti stessi non interessano potrà mai attrarre una lezione di storia o la spiegazione delle emozioni di un dipinto di Monet?

Ignoro cosa interessi oggigiorno alla massa adolescenziale e ho paura.

Non sono certo determinato a rievocare l’attivismo (giusto o sbagliato che sia stato) di quaranta anni fa, ma sicuramente è necessaria una presa di coscienza della nostra voglia di non-conoscere.

L’autogestione è stata la dimostrazione che la nostra fame di sapere tende allo zero. Questa critica sia ben inteso vale anche per gli studenti “dalla media elevata” che hanno dato l’immagine di persone legate ad un numero, ad una votazione e non interessate ad una oggettiva volontà di conoscere.

L’anno prossimo non dovrei (salvo imprevisti) essere al liceo Alberti, ma mi auguro che la maturità collettiva cresca affinché la prossima settimana studentesca sia costruttiva di quest’ultima.”

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Verdone, Thiel, UnaBomber sul progresso tecnologico della società #ofamostrano

A regà o sapete qual è il problema è che nessuno c’ha più gnente da di’

-Jessica, Viaggi Di nozze

Non conoscevo la storia di Unabomber.
All’anagrafe Theodore Kaczynski è un criminale, matematico, ex docente americano, che tra il 1978 ed il 1995 ha ucciso 3 persone e ferite 23 e viene citato da Peter Thiel (co-fondatore di Paypal) in “Zero to One” nel capitolo 8 facendo riferimento al manifesto che aveva scritto nel 1995 (se volete leggere il manifesto lo trovate qui)
Nel manifesto di Unabomber gli obiettivi venivano classificati in:
  • Facili
  • Difficili
  • Impossibili
La sua visione dell’umanità affermava che si era arrivati ad un livello di progresso tecnologico tale per cui si era scoperto tutto, non potevano esistere per gli scienziati, esploratori e ricercatori obiettivi difficili, ma solo facili ed impossibili.
I primi, raggiungibili anche da un bambino, i secondi, irraggiungibili indipendentemente dagli sforzi.
La facilità e l’impossibilità di raggiungere determinati obiettivi porta alla depressione, diminuisce l’autostima, in generale determina una forte insoddisfazione.
Secondo l’autore (Thiel) l’assunto che tutto sia stato scoperto e tutte le verità rivelabili siano state rivelate è tipico dei fondamentalismi religiosi.
In tali realtà ci sono verità ovvie, comprensibili a tutti, ed i misteri della fede, i quali sono inconoscibili.
In queste realtà non esistono dei gradi intermedi, delle vie di mezzo.
Questo discorso non vale solo per la religione, ma anche per il mercato. Il valore delle cose, azioni, beni fisici, è definito dal mercato. Anche un bambino può conoscere il valore delle azioni di una azienda, ma sapere se queste rispecchiano il vero valore dell’azienda non può essere anticipato.
Il mercato avrà sempre una conoscenza più vasta di quella che tu potrai mai avere.
Ma questo assunto è falso, esistono segreti ancora non rivelati, nella tecnologia e nelle scienze in generale.
Perchè allora non si realizzano nuove e rivoluzionarie scoperte?
Vengono identificate 4 cause:
1) Incrementalismo, si tende ad un graduale sviluppo tale per cui non è possibile inventare o scoprire qualcosa di rivoluzionario. E’ il metodo “step-by-step” che rende impossibile il verificarsi di una scoperta rivoluzionaria
2)Avversione al rischio, fallire è un emozione che si preferisce evitare. L’idea di sbagliare ci spaventa.
3)Compiacenza (o approvazione sociale), per mettere in discussione lo status quo bisogna tenere in conto che una moltitudine di persone la penserà in modo opposto o, come direbbe Augusto Coppola, accettare che molti pensino di voi e dalla vostra idea che siate dei “poveri mentecatti”
4)Omogeneità, tutti in questo mondo globalizzato possiamo scoprire qualcosa di nuovo, ma se c’ho fosse possibile, perchè qualche mente più intelligente e brillante di me, te, in un altro punto del globo non l’ha mai fatto?
Questi 4 punti fanno si che le persone nemmeno inizino a lavorare per la ricerca di una grande nuova scoperta, perchè il mondo sembra essere troppo vasto per il singolo individuo perchè possa dare un contributo unico.
Dopo aver letto il capitolo, mentre cucinavo, mi è tornata in mente la scena di Viaggi di Nozze in cui alla fine di una serata Jessica, Ivano con i suoi amici, discutevano amareggiati su di una società dove ormai tutto era stato scoperto.
Io, personalmente, sono molto in accordo con l’ottimismo dell’autore, seppur con qualche perplessità sulla questione dell’incrementalismo e tutta la sua critica all’approccio Lean di Steve Blank e di Eric Ries.
Oggi molti problemi sono ancora irrisolti e con la globalizzazione ed altri fattori nuove sfide sono nate in ambito ambientale, sociale ed economico, sicuramente non sono di facile risoluzione, ma pensare che siano impossibili è limitante.

In molti hanno discusso sull’uomo, sul progresso e molto si è detto, ma, per me, sarà sempre Dante a descrivere con la massima eleganza il concetto.

« “O frati,” dissi, “che per cento milia

perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”. »

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