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Marchionne, un vecchio articolo di HBR del 2008 e la mia esterofilia

8 anni fa la Harvard Business Review (Italia) pubblicò insieme al Sole 24 ore un inserto speciale “I Segreti della Leadership” raccoglieva in 178 pagine circa 11 articoli scritti da illustri professori, top manager e consulenti.

Ancora lo conservo e stranamente ricordavo che all’interno ci fosse un articolo scritto da Marchionne.

Non l’ho mai letto prima di oggi.

Il motivo?

Non lo so, esterofilia, immaturità mia, ma come direbbe il re Jeffrey Joffer “La cosa non ha rilevanza alcuna” e ieri ho avuto modo e piacere di leggere sia la versione inglese che ho ripubblicato sul mio profilo FB sia la versione italiana.

La cosa non ha rilevanza alcuna – Re Jeffrey Joffer

La FIAT nel giugno 2004 perdeva 5 milioni di euro al giorno, le macchine che faceva (pandino escluso) erano improponibili (giustamente io ho guidato una cinquecento modello improponibile vedi foto di repertorio) e Marchionne inoltre era:

  • Il quinto CEO alle redini dell’azienda in tre anni (uno ogni sei mesi)
  • Veniva da un settore diverso dall’industria automobilistica

Una situazione anche peggiore di quella vissuta da Luis Gerstner con IBM.

La FIAT aveva bisogno di una terapia intensiva, di quelle più critiche e la trasformazione condotta da Marchionne è stata durissima, non indolore, ma necessaria:

  • Leadership, cambiare il vecchio paradigma
  • Definizione degli obiettivi e responsabilità
  • Innovazione, non solo sul prodotto

Leadership, cambiare il vecchio paradigma

Data la complessità e la grandezza di FIAT era impossibile che tutte le decisioni fossero prese da CEO. Un problema che Marchionne aveva identificato fin da subito  era la necessità di far crescere i manager e delegare.

Inoltre nel bene o nel male le persone dovevano essere responsabili delle loro decisioni, pagandone il costo se necessario.

Marchionne nell’articolo afferma di essere stato supportato da un brillante responsabile per le risorse umane, personalmente è fantastico come lui attribuisca i suoi successi o alla squadra che ha lavorato con lui o alla fortuna (una sorta di sindrome dell’impostore).

Quando poi Marchionne sottolinea i 4 mesi all’anno passati ad esaminare le top 700 persone di FIAT e la loro performance, basandosi sui numeri e la loro capacità di condurre il cambiamento, il fattore “fortuna” è una variabile totalmente inesistente.

Altro punto interessante è in merito ai feedback: continui e non pianificati.

Definizione degli obiettivi e responsabilità.

Appena arrivato riuscì da subito a posizionare l’asticella degli obiettivi in alto, per molti troppo.

Il time to market iniziale della 500 era di 4 anni, lui con la sua squadra l’ha ridotto a 18 mesi. Ai designer ed ingegneri iniziò a chiedere spiegazioni sulla necessità di quei 48 mesi e cosa sarebbe successo se si fossero focalizzati sull’essenziale, rimuovendo molte features. Da questi input gli ingegneri e designer identificarono i vari colli di bottiglia, li rimossero, migliorando sensibilmente i tempi.

Innovazione, non solo sul prodotto

Marchionne descrive la FIAT “prodotto-centrica”, problema che Steve Blank ha identificato in molte startup, dominata essenzialmente dagli ingegneri e poco “Cliente-centrica” (o customer oriented).

Questo porta spesso a scordarsi di:

  • mercati
  • concorrenza

Parte della soluzione è stata quella sia di un costante confronto con aziende come Apple, dalle quali importare le best practice, sia scegliere persone alla guida del dipartimento di marketing che fossero realmente consapevoli del fatto che Fiat possedesse marchi storici nell’industria dell’auto.

Marchionne è riuscito a dare all’azienda quel senso di urgenza che ho visto negli studi di Kotter, ma questo cambiamento è stato possibile perché lui in prima persona è stato l’esempio aziendale.

Indubbiamente ci sono delle criticità nel suo modus operandi, dei risvolti negativi e altri meglio di me ne hanno già discusso, ma andrebbe oltre gli obiettivi di questo post, che è stato un rovistare nella libreria per poi tuffarsi nel passato.

Un abbraccio e grazie per aver letto il mio articolo.

 

Andrea

 

ps se noti qualche errore scrivimi pure, se ti è piaciuto ricondividilo! 🙂

 

“This country can’t be knocked out in one punch. We get back up again, and when we do, the worlds is gonna hear the roar of are engines”

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Innovazione PI-Campus e riflessioni

Il piano di ieri era quello di andare a tornare in giornata da Roma per l’evento del PI-Campus con Carlo Gualandri e Roberto Bonanzinga.

La realtà però è sempre diversa e così, dopo l’evento, mi sono ritrovato a mezzanotte all’inizio del concerto dei Punkreas all’Acrobax in giacca, camicia e pantalone (la foto con occhiaie rende meglio).


Sveglia alle 07 e treno del ritorno per la CaliFormia alle 8:30, fortunatamente ho dormito a casa di due InnLaber, Giorgia e Stefano, Innlab 13.

Il livello qualitativo dell’evento del PI-Campus era elevatissimo, sia per gli oratori che per i partecipanti.

Carlo è stato il fondatore di:

  1. virgilio.it
  2. Fineco
  3. Gioco Digitale

Roberto invece ha lavorato per 7 anni in una delle società di Venture Capital più importanti d’Europa Balderton Capital ed ha investito in:

  • Banjo
  • BlingNation
  • Contentful
  • Depop
  • FutureAdLab
  • LIfeCake
  • SaatchiArt
  • Storylane
  • Tictail
  • Vivino
  • Wooga

A questo aggiungo che è stato veramente un piacere rivedere buona parte della comunità romana di InnovAction Lab ed in particolare essere aggiornato sui loro progetti, i loro successi e, capita, insuccessi (ndr. purtroppo si notava l’assenza di Guglielmo Innlab ’12, Salvucci Innlab ’12, De Carlo Innlab ’13 e Giulio Innlab ’14).

Dall’evento, sia durante la conferenza di Carlo e Roberto, sia durante il successivo aperitivo, sono nate e ri-nate molte riflessioni:

  • Se fondi un’azienda o startup il valore creato per il cliente sarà nella tecnologia innovativa o nel servizio.  Un errore che spesso noto (e che ho commesso anche io con Wheelab) è il focus sui problemi tecnologici e non sui problemi inerenti all’organizzazione del servizio che si vuole offrire
  • Commettere errori è accettabile (non positivo), nel momento in cui stai testando delle ipotesi della tua idea, se commetti errori senza aver elaborato delle ipotesi stai sprecando tempo e denaro, probabilmente nemmeno tuo, ma quello di altri. Su questo punto Roberto è stato chiarissimo “Quando decido in quale startup investire il foglio excel mi interessa per capire come allocheranno nei prossimi 12 mesi i soldi che gli darò, questo è un mestiere fondato sulle eccezioni”
  • La vecchiaia ti porta irreparabilmente ad avere meno energie e, si spera, più esperienza. L’esperienza ti permette di commettere meno errori e conseguentemente risparmiare energie.
  • I founder sono fondamentali, passerai molto più tempo con loro che con tua moglie (ma sarà sempre lei la risposta alla domanda di Ruben(Innlab ’12):  “Cosa ti toglie il fiato in questo periodo?”)
  • Se un determinato processo umano in azienda è ripetuto con una certa frequenza è possibile automatizzarlo?
  • Costruire un’azienda è difficilissimo, farlo in Italia ancora di più, non c’è nessun premio per chi partecipa ad una maratona con una borsa piena di mattoni e non riesce a terminarla, se ci sono ambienti più favorevoli bisogna spostarsi
  • Silvio Gulizia, Innlab 13, caro amico, ha scoperto che esiste un BBQ InnLab che si tiene ogni anno il primo venerdì dopo ferragosto e quest’anno è alla sesta edizione, meglio tardi che mai
  • Per la sesta edizione del BBQ Innlab si stanno già organizzando con le macchine da Bari
  • I tramonti di Roma sono un’emozione immensa, ieri il cielo era terso ed al calar del sole uno spicchio di luna illuminava la Capitale, chi corre con i mattoni lo fa’ per amore, lo capisco pienamente

 


Dopo l’evento, il tutto casualmente, siamo scappati in un’altra villa del PI-Campus a giocare a biliardino, un bagno di sangue, sono vergognosamente fuori allenamento. Successivamente siamo andati al concerto dei Punkreas per l’uscita del loro nuovo EP all’Acrobax.

Sono tornato temporaneamente da Londra e di cose da raccontare ce ne sono tantissime, appena ho un attimo di respiro le racconterò tutte, purtroppo Maggio con tutte queste comunioni è un momento duro, a tratti durissimo.

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Ciao Wheelab

Ciao Wheelab.
Wheelab è la startup che ho cofondato nel 2012, ma è fallita.
Per una serie di ragioni a Maggio 2014 ho deciso di lasciarla, lasciando così un ambizioso progetto, quello di far percorrere alle persone in scooter ed in moto le strade più sicure.

Solo ora sto dedicando un post specifico, perché deteminate scelte per essere metabolizzate richiedono tempo ed  al di la delle frasi motivanti “fail early fail often”,  fallire è sempre una grande merda.

Ho dato tanto a Wheelab e mi ha dato tanto, proprio per questo voglio riassumere quelli che sono stati:

  • I miei 2 errori più grandi
  • Le 3 lezioni più importanti

E perchè non rimpiango un solo minuto del tempo dedicato.

Primo errore: Non dedicarsi fulltime

Non è possibile non dedicarsi fulltime alla vostra startup.
È meglio mettersi dei soldi da parte nel modo più breve ed economicamente vantaggioso e poi decidere di provarci facendo solo quello.
No università, no altri lavori.

Cercate di slegarvi da qualsiasi situazione familiare.
Se non ci sono soldi, se non ve lo potete permettere, se non riuscite a mettervi da parte dei soldi per (sopra)vivere per sei mesi e presentarvi agli investitori non ci provate.

E’ duro, ingiusto?

E’ così.

Potete sfruttare i weekend per validare alcuni punti della vostra idea, ma è comunque un limite.

Secondo errore: L’inesperienza

Chiamatela se volete la mancanza di competenze.

Nel tempo, grazie alle persone che mi erano intorno e alle cazzate fatte, ero consapevole della mia scarsa capacità a:

  • realizzare test di validazione rapidi
  • capacità gestionali
  • e per quanto può sembrare banale conoscere la lingua inglese

Per recuperare queste lacune ho studiato, ho approfondito, ma non è stato sufficiente.

Quando questi nodi sono venuti al pettine e si sono sovrapposti gli effetti insieme al primo errore si è verificata la presa di coscienza del fallimento.

In parte sono riuscito a recuperare, ad approfondire determinate conoscenze e questi sono stati i canali:

Lezione n°1 Il tempo è fottutamente scarso

Può sembrare una cosa ovvia, ma il tempo è la risorsa chiave di una startup perché è sempre troppo poco e questo significa che bisogna focalizzarsi nel lavorare alle attività che possono validare nel minor tempo possibile l’idea.

Prima di scrivere una sola linea di codice ci sono numerose attività preliminari che i founder devono realizzare.

Sondaggi con i potenziali clienti, definizione dei potenziali “attori” (stakeholder), utilizzo di wireframe ecc.

Lezione n°2 La progettazione è fondamentale

Progettare non è un puro esercizio scolastico, bisogna essere precisi nello stimare tempi, costi, “Il come e quando”, anche in un ambiente complesso e incerto come una startup.

Per riassumerla in una frase di un caro amico “Solo di entusiasmo, senza una strategia non si va da nessuna parte”.

Lezione n°3 Costanza e Responsabilità

Essere costanti e resilienti è tutto, soprattutto per quelle operazioni noiose o pesanti che devono essere fatte.

Un esempio pratico? La contabilità dei risultati.

Dover dire in modo strutturato quando una persona ha performato bene e quando male.

Assumersi le proprie responsabilità nei confronti del team quando si commette un errore e prendersi tutti i rimproveri dovuti.

Perchè non rimpiango neanche un minuto del tempo dedicato a Wheelab

Grazie a Wheelab sono entrato in contatto con persone eccezionali che mi hanno entusiasmato, permesso di scoprire e vedere il mondo con una nuova testa ed occhi nuovi.

 

Wheelab ha scandito un periodo  di crescita fondamentale nella mia vita.

 

 

Questo articolo può sembrare banale per chi è dell’ambiente, contenuti che vengono scritti un po’ ovunque su Business Insider, Inc o altro, ma determinate situazioni non possono essere comprese in pieno se non vivendole.

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Startup Weekend Roma: Resilienza. Parte 2

“The brilliance is rarely in the model; it’s in the implementation”

Domenica, resilienza

03:30 del mattino

Ho iniziato a limare il lavoro che aveva fatto Mirko con l’executive summary, il giorno dopo secondo la strategia che avevamo individuato avremmo stampato una copia dell’executive summary per ogni giudice e ogni copia avrebbe avuto la faccia del giudice in altro a destra.

Possiamo chiamarlo Branding/Marketing, o semplicemente paraculaggine.

In un gruppo con soli due sviluppatori e senza un grafico ci saremmo dovuti inventare qualcosa per stupire la platea e competere con  gli altri gruppi che mediamente avevano un grafico e tre sviluppatori.

Era il nostro assist, l’azione che ci avrebbe portato a provare un tiro da tre punti, era la nostra mossa segreta, l’ingrediente magico che avrebbe fatto la differenza tra la nostra ricetta ed un’altra.

04:30 era arrivata l’ora di cercare di dormire.

Mi ero previdentemente portato uno stoino da campeggio perchè “non si sa mai”, rosa confetto perchè “anche nella difficoltà non si deve rinunciare all’eleganza”.

Così ho iniziato a cercare l’angoletto ideale. Sotto la colonna? Vicino i bagni?  Dove c’era il catering?

Dopo un paio di minuti ho trovato il giaciglio, apparentemente ideale. Mi ero sistemato accanto ai tavoli dove la sera c’era il catering(abbastanza sgradevole come servizio) e ho provato a prendere sonno. Purtroppo la coppia di guardie giurate ha pensato bene di chiacchierare tutta la notte sulla attuale crisi economica e di quanto fossero fortunati in fin dei conti ad avere un contratto a tempo indeterminato.

Ore 07:30 Sveglia(chiamiamola così!).

Mi sono diretto verso il Mc Donald, era il primo locale aperto, mentre fissavo l’olio ancora freddo ed ho comprato un caffè ed un muffin. Per rendere meno angosciante la colazione ho deciso di mangiarlo davanti la fontana di Trevi,

Bellissima, ancora dipinta dai colori del mattino. Una delle colazioni più suggestive della mia vita.( perdonatemi se non so scattare le foto)

Fontana diTrevi

Prima di tornare ho deciso di fermarmi ad un altro bar per un secondo caffè ed un pacchetto di gomme.

08:30 si continua con il lavoro!

Ho iniziato a ripetere la presentazione, mentre Marco mi ha avvisato che il lancio della preiscrizione su LaunchRock era pronto.

09:30 il team era di nuovo al completo per macinare.

Mirko ha iniziato ad impaginare l’executive summary, inserendo anche delle info mancanti. Alessio ha iniziato a strutturare la campagna da 10 euro che avremmo lanciato su Facebook.

Era domenica, dove stampare?

Le copisterie che conoscevo aprivano alle 16:00, un imprevisto che non avevo calcolato.

Agostino, inarrestabile, ha iniziato a trovare un posto dove stampare gli executive summary.

C’era una vecchia stampante al Tempio di Adriano, probabilmente l’aveva dimenticata proprio Adriano.

Se si riusciva a farla funzionare era fatta!

Riesce dopo una lunga ricerca di cavi, driver e figure alle quali appellarsi a venire al tavolo con i 12 Executive Summary, ognuno con la foto del giudice.

12:00 Prova di pitch! Le slide erano ancora grezze e mancanti a braccio ho provato il pitch davanti gli altri partecipanti, un disastro, ma poco importava, successivamente ho continuato a ripetere e Stefano con Davide a rifinire la presentazione.

14 30 abbiamo terminato la presentazione, facendo il possibile con la carenza di una vera figura che potesse curare la parte grafica.
La campagna di Facebook da 10 euri era terminata ed avevamo raggiunto oltre le 40 email di preiscrizione.
Un grande successo!

Sempre a quest’ora siamo stati invitati a lasciare il tempio di Adriano perchè la sala sarebbe stata sistemata per dare il via alle presentazioni ufficiali davanti la platea di spettatori e giudici

Ore 15:30 siamo rientrati nel Tempio, eravamo dei cacciatori, puntavamo tutti i giudici, attenti a notare ogni nuovo ospite che entrava e a confrontarlo con gli Executive Summary che erano rimasti

Agostino era riuscito a stampare gli executive summary e riusciamo a consegnarli tutti prima di iniziare a presentare, l’assist era riuscito, la squadra mi aveva consegnato il testimone. Potevo vanificare gli sforzi del gruppo, il sabato sacrificato, le ore non dormite oppure lo potevo concretizzare.

16:00 era il mio turno, il primo.

Si andava in scena, teso, stanco, non ero riuscito ad imparare bene tutta la presentazione.

Ero comunque riuscito più o meno discretamente a driblare le domande scomode dei giudici, tranne una:

quella sul modello di business.

Un gran flop, non ero riuscito esaustivamente a rispondere.

Non ero riuscito a proteggere il nostro tallone di Achille.

Qui trovate due video della presentazione

http://www.youtube.com/watch?v=sRbEfEmNDYk

https://www.facebook.com/photo.php?v=10202220620385531&set=vb.221287608033133&type=2&theater

18:00 Sono nominati i vincitori, siamo terzi, grandi!

Ero contentissimo, un terzo posto sudato, che il team si era conquistato provandoci fino all’ultimo maledetto secondo.

Roma Startup Weekend Terzo Posto

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Startup Weekend Roma: Execution, Team Building e Resilienza. Parte 1

Lo scorso weekend a Roma c’è stato lo Startup Weekend.

Che cos’è?

Qualcosa di particolare, qualcosa da provare almeno una volta nella vita, almeno finché il fisico regge.

E’ un weekend in cui metti in piedi una potenziale futura azienda bruciando tutte le energie in un arco di tempo strettissimo.

Che ci crediate o no è divertentissimo.

Ero andato lì con l’idea di passare un sabato sera diverso (fare anche talent scouting per Wheelab lo ammetto), ma non pensavo potessi cavalcare e allo stesso tempo farmi travolgere dall’emozione e delle persone che erano li.

Venerdì, Team Bulding

Ore 18:40 Sono arrivato in ritardo al Tempio di Adriano 10 minuti, non avevo dormito benissimo la sera prima ed avevo sbagliato fermata della Metro, si comincia bene!

Velocemente mi sono seduto al tavolo dove c’erano un paio di Alumni di InnovAction Lab, ognuno era venuto li con una idea da sviluppare, ma tutti con la voglia di passare un weekend diverso,  ci riconoscevamo subito in mezzo ad un centinaio di persone, come una setta.

Poco dopo Davide Dattoli ha iniziato a presentare l’iniziativa chiedendo a chi avesse voluto di proporre la propria idea in un minuto, non me lo sono fatto ripetere due volte.

Una delle regole era che si sarebbe dovuto cominciare da zero, con un’idea sulla quale non si aveva lavorato prima.

Nella settimana mi era venuta un’idea molto semplice e banale e volevo giocarci per lo Startup Weekend:

“Una applicazione per permettere agli studenti di trovare una persona con cui ripetere, la chiameremo cogito 3.0”, personalmente non avevo l’ambizione di voler lanciare una startup con cui stravolgere il mondo in 54 ore, non era il luogo adatto.

L’idea non aveva suscitato molto entusiasmo, proprio per la sua semplicità e così ero riuscito a convincere ad aggregarsi al team solo due sviluppatori Stefano e Marco(che si improvviseranno grafici) e 4 figure business Agostino, Mirko, Alessio e Daniele.

Ci siamo conosciuti un po’,  abbiamo fatto un po’ di ordine sulle varie idee e sulle varie cose che si sarebbero potute fare.

Ore 23:00 ci siamo salutati e poi  subito verso casa, nonostante la birra in centro che era stata organizzata sapevo che aspettavano due giorni di fuoco e avrei dovuto riposare per reggere lo sforzo.

Ore 01:00 finalmente nel letto ed elettrizzato per il giorno dopo

Sabato, Execution

Ore 09:30 Abbiamo deciso su  cosa focalizzarci, Marco ha iniziato a montare la piattaforma attraverso Drupal, Stefano scriveva il codice per l’applicazione mobile.

Alessio ha  iniziato a fare una stima del costo acquisizione clienti sulla base di eventi e possibili pubblicità da realizzare all’interno delle università ed  Agostino curava il sondaggio su Mokey Survey.

Era importante avere dei numeri e Mirko era il nostro analist, si è così occupato dei scovare i dati di mercato su università e studenti mentre Davide, un altro grande supporto del team, improvvisato grafico, ha iniziato a stendere le basi per il logo.

Io, venendo dalla scuola di “steve blank”, ho iniziato a chiamare i potenziali clienti.

Ho contattato una libreria ed una copisteria dell’area di Roma Tre e che mi hanno comunicato l’interesse per collaborare al progetto.

Ore 13:00 cambio di nome!

Si passa da Cogito 3.0 a 30eLode, la fortuna questa volta girava dalla nostra il dominio  www.30L.it era disponibile e così mettendo 3 euro a testa l’abbiamo comprato.

I sondaggi avevano sfondato la soglia dei 100, pazzesco, abbiamo così deciso che nel pomeriggio si doveva andare fuori e parlare con le persone per Via Del Corso, gli studenti o quelli che avevano studiato, volevamo sapere se sarebbero stati disposti per pagare per una applicazione del genere.

Siamo riusciti a fermare una decina di persone, altre 10 pensavano fossimo dei tossici/venditoridiCalzini/libri/portachiavi, in più siamo riusciti a fare delle foto con loro per testimoniare la cosa.

Mirko nel mentre stava continuando a riflettere sulle potenzialità del mercato e sui competitor, ma avevamo un problema “Il modello di business”.

Anche se il  cuore di questo applicativo era creare traction, costruire una comunità, sapevamo che sarebbe stata la domanda più difficile alla quale rispondere.

Nonostante siamo riusciti a scoprire che le persone sarebbero state disposte a pagare 89 centesimi all’anno, nonostante gli accordi con la libreria e la copisteria era il nostro tallone di Achille.

Contemporaneamente Stefano stava realizzando le schermate grafiche dell’applicazione, avevamo disegnato tutto il processo dall’iscrizione alla scelta del compagno di studi.

Ore 23:00 era arrivata la RedBull, altra caffeina per poter macinare nella nostra Saturday Startup Night Fever.

Ore 00:00 ho iniziato a scrivere il discorso per il pitch, Mirko l’executive summary, Agostino Alessio e gli altri continuano a validare e fare brainstorming sulle possibili varianti delle schermate che avrebbero caratterizzato l’applicativo.

Ore 01:00 rimaniamo io, Stefano e Marco, la metro stava chiudendo e gli altri ragazzi non ce la facevano a reggere tutta la nottata soprattutto per continuare il giorno dopo.

Stefano era un treno diesel di quelli americani, ha continuato con il disegno delle schermate senza sosta fino alle 5 del mattino.

Marco, un altro panzer del gruppo, stava realizzando il futuro logo e settava le impostazioni per realizzare la preiscrizione su LaunchRock.

Ore 03:30 (del mattino) Con Marco e Stefano eravamo ancora svegli a lavorare.Eravamo rimasti in 6-7 nel Tempio di Adriano dei 13 gruppi e 110 partecipanti

Continua…

SWRoma

ps è già pronta la pubblicherò domani 🙂

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Incontrando il Ministro dell’Istruzione

Ieri ero al Ministero dell’Istruzione, più nello specifico nella Sala dei Ministri.

Un tavolo lunghissimo in legno, il soffitto si caratterizzava per delle decorazioni che richiamavano l’Italia,  sulle pareti, invece, vi erano i dipinti ad olio dei Ministri dell’Istruzione Italiana(alcuni i più recenti mancavano) da Gentile a Croce, emozionante.

Ero lì con Yuri a rappresentare Wheelab, insieme a noi c’erano gli altri finalisti italiani della Intel Business Challenge Europe 2013 perché il Ministro dell’Istruzione Carrozza voleva complimentarsi con noi.

Quando è arrivato, il Ministro, ha iniziato a percorrere il lungo tavolo complimentandosi con tutti.

A metà del giro è arrivata dove mi trovavo io, l’ho guardata negli occhi e le ho sorriso mentre lei mi stringeva la mano dicendomi “Complimenti”, poi ha aggiunto con tono convinto e compiaciuto “Complimenti per gli orecchini, lei ha proprio la faccia da startupper!”

Avrei voluto gridare “Daje Ministro che qui solleviamo il paese dalla crisi e le altre nazioni le freghiamo tutte, perché siamo meglio noi!”, ma l’ambiente non lo permetteva, peccato!

Durante l’incontro è stato mostrato al Ministro un video realizzato dalla Intel dove intervistavano i finalisti che erano a Dublino,  nel caso di Wheelab c’erano Yuri ed Angela.

Terminato il video, dopo un discorso del Ministro abbiamo avuto la possibilità di porle delle domande.

La maggior parte delle persone gli chiedeva:

maggiori fondi per le startup di natura pubblica(ho le mie critiche sui soldi di natura pubblica, investiamoli nella formazione, creiamo nuove biblioteche, fatlab, non come capitale di rischio nelle startup )

Cercare di cambiare l’atteggiamento degli Angel Investor italiani non si comportano da banche, qui la risposta mia sarebbe “Dipende”

Poi è arrivato il momento magico in cui ho avuto l’opportunità di farle due domande.
Fantastico, posso fare due domande al Ministro dell’Istruzione che è a un paio di poltrone da me, questa è un’occasione unica!

Con la testa china ho riflettuto un attimo, cavolo quali dei tanti problemi che ho avrei dovuto evidenziarle?

Tutti gli sguardi erano su di me, così dopo un bel respiro le ho chiesto:

“Ministro, io ho appena ricevuto 15.000 euro da Working Capital, di questi 4.000 se ne sono andati in tasse. Io questi soldi li spendo per prototipare, per pagarci le trasferte ed il mais che costa meno per i pranzi fuori, non per divertirmi, ma è possibile che ve ne dovete prendere così tanti?”

Ho fatto una breve pausa ed ho continuato:

“Ma lei non può fare nulla per investire di più in Istruzione, Ricerca e Cultura? Possibile che non riusciamo ad allinearci a realtà come gli Stati Uniti o Israele?”

 

Sarò sincero non sono particolarmente soddisfatto delle risposte, in estrema sintesi mi è stato spiegato che si sta lavorando su questi problemi, ma che non ci sono i capitali per allinearsi con Israele e gli USA e se si tolgono le tasse da un lato vanno aumentate dall’altra parte.

Purtroppo non potevo rispondere, intendendo la “risposta” come critica costruttiva e non come polemica, i tempi non lo permettevano.

Vorrei però evidenziare che se diminuiamo le tasse da una parte (sui capitali usati per la ricerca)  non necessariamente dobbiamo aumentarle da un’altra, si possono anche fare tagli da altre parti. Dove? Banalmente nella difesa, nelle missioni estere per esempio si ci potrebbe riflettere, oppure capire perché dobbiamo erogare contributi pubblici agli autotrasportatori.

 

Sono veramente contento di aver potuto sensibilizzare il Ministro sulla tematica della pressione fiscale che grava su chi innova e su quanto poco si investe nell’innovazione.

Cambierà qualcosa? Non lo so, non parto prevenuto vedremo nei prossimi mesi.

Una certezza: lei rispetto alla Gelmini o alla Moratti, è di un’altra stoffa,  proviene da un ambiente molto diverso ed interessante.

Incrociamo le dita e lavoriamo duro!

I ringraziamenti del Ministro su Twitter

I ringraziamenti del Ministro su Twitter

 

 

 

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Milano-Como-Roma siete curiosi di un resoconto?

Ah Como!  Ve lo ricordate?

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto, tra un promontorio a destra e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda ricomincia per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni”

Io purtroppo ho studiato tutti I Promessi Sposi sui riassunti, primo capitolo escluso, non ero molto diligente al liceo con le materie umanistiche, in realtà studiavo in base al professore se mi stava simpatico o se mi riempiva di legnate, purtroppo la professoressa di italiano di quell’anno non aveva nessuna delle due caratteristiche.

Credetemi un po’ rimpiango di essermi perso grandi opere come i Promessi Sposi, l’Iliade, i grandi classici.

Comunque dopo un periodo veramente  intenso  per emozioni sia positive che negative domani ritorno nella bella Roma con il suo caldo da sessione estiva e condizionatori delle aule universitarie #chenemmenoilpolonord.

Facendo le somme sia a Dublino che a Milano ci siamo fatti valere con Wheelab.

Per la Intel Business Challenge Europe 2013 ci siamo classificati tra le prime 9 idee in tutta Europa, per la Startup Initiative non c’era una classifica ma comunque a Milano abbiamo superato le semifinali e abbiamo presentato l’idea in finale ricevendo preziosi Feedback che sicuramente ci aiuteranno a crescere.

Sono veramente grandi(almeno per me) risultati se pensate che siamo nati meno di un anno fa, senza ricevere finanziamenti pubblici o essere accelerati in qualche incubatore!

Prossimi passi?

Dobbiamo continuare la prototipazione, è finalmente arrivata la prima tranche da 11.000 euro da Working Capital(in realtà sono 15.0000 ma 4.000 li vuole lo stato in tasse)!

Io dovrei iniziarmi a fare una cultura, seria, sul crowdfunding perché potrebbe essere una strada veramente interessante per fare fundraising, anche perché diciamolo seriamente fondare una startup non significa vincere competizioni o avere una bella pagina web, il primo è un canale per velocizzare il processo di “pivoting”  che caratterizza una startup il secondo un biglietto di presentazione.

Luglio sarà un po’ noioso, ci saranno esami universitari da sostenere che rallenteranno il progetto, ma poco importa è soltanto un mese!

Sono rimasto molto sorpreso che sia i Dublinesi che i Milanesi hanno uno stesso modo di dire per esprimere sia la voglia di insistere con i propri propri obiettivi che per esprimere un senso di felicità. Volete sapere qual è?

#daje!

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