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Aggiornamenti su questa residenza Londinese

Sono passati ormai due mesi da questa mia permanenza in UK, sono cambiate e successe diverse cose.

Al clima, sempre variabile, ormai ho fatto l’abitudine. Sono riuscito ad andare a correre sotto la neve, quindi considero il peggio passato, se, e solo se, i miei amici la smettessero di inviarmi le foto al tramonto di Formia e Gaeta, a questo non mi abituerò mai.

In questi mesi mi sono dedicato alla panificazione, disciplina fantastica che non conoscevo e che mi sta particolarmente divertendo. Ho iniziato così a preparare il pane in casa con lievito di birra, farina, acqua e sale.

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Sto continuando a studiare e cercare lavoro come Data Scientist, in particolare sto approfondendo PostgreSQL, ho trovato questo sito veramente interessante e di supporto.

Purtroppo verso fine Febbraio ho dovuto fare i conti con il mio inglese e con l’affitto.

Un caro amico mi aveva detto che facevo un po’ di errori che andavano corretti, inoltre quando parlavo con i recruiter spesso mi bloccavo per l’ansia, così ho deciso di scegliere, temporaneamente, un lavoro che mi permettesse di migliorare forzatamente la lingua e di pagare le spese di casa.

Cercando su Indeed e consegnando anche il CV a mano sono riuscito ad accedere alla primo colloquio per lavorare presso Lola Cupcakes, successivamente ho effettuato una giornata di prova di due ore e sono stato assunto.

Oltre a questo lavoro per migliorare la mia padronanza linguistica continuo a seguire delle lezioni di inglese su Fluentify durante il weekend, così che possa avere un insegnante che corregga i miei errori.

Quindi ricapitolando, verso gli inizi di Marzo è cominciata ufficialmente la mia avventura come Sales Assistant presso Lola Cupcakes, una catena di pasticcerie che vende torte e cupcakes.

Lavoro presso la stazione di Marylebone, ogni mattina da un megalaboratorio arrivano alla stazione delle torrette con vari scompartimenti contenenti i cupcakes, che sono stati preparati durante la notte, io mi occupo di “creare il display”, venderli e fare in modo che sia tutto pulito.

E’ abbastanza faticoso, perché devo stare tutto il giorno in piedi, gli orari sono o 07:30-15:30 o 13:00-21:00 per 7.80£/h, ma nonostate la fatica è un’esperienza interessante sotto vari aspetti:

  • Posso pagarmi l’affitto, senza chiedere soldi alla mia famiglia
  • L’organizzazione del lavoro è molto strutturata e (quasi) nulla è lasciato al caso
  • Sin dalla seconda settimana ho avuto la responsabilità di aprire da solo il punto vendita di Marylebone
  • Dalla terza settimana ho iniziato ad occuparmi della chiusura del negozio (Gestione delle rimanenze, aggiornamento del database contenente le informazioni giornaliere su fatturato/# di clienti, raggiungimento o meno del target di fatturato, % di dolci buttati)
  • Parlo costantemente in inglese

Purtroppo questo ha determinato un rallentamento del lavoro sia sul mio canale YouTube, sia su lovabledata.com, perché nel poco tempo libero che mi rimane:

  • Sto cercando offerte di lavoro come Junior Data Scientist
  • Ho iniziato un progetto di analisi dati sull’accessibilità dell’istruzione e le disuguaglianze sociali con un mentor tecnico
  • Sono il City Manager di Londra dell’Associazione Alumni InnovAction Lab

 

Questo è un tipico pranzo domenicale degli  Alumni di InnovAction Lab iniziato alle 13:00 e finito alle 22:00.

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Nonostante tutte queste attività e circa 40h di lavoro settimanali, cerco di  andare a correre con una certa costanza almeno due volte a settimana e continuo a leggere cercando di sfruttare anche solo i 30 min di pausa pranzo che ho a disposizione. Attualmente ho finito un libro di poesie di Pablo Neruda , carino, e sto per finirne un altro di Alda Merini La vita facile: 1 che è ancora più bello, veramente emozionante. Devo ringraziare Ludo che me li ha regalati e fatti scoprire, visto che compro sempre saggi tecnici.

Un abbraccio

 

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“Si me sfragno na gamba e nun po’ lavora’ comunque si seccheno” La Matrice Eisenhower Urgenza Priorità

Ciò che è importante raramente è anche urgente e ciò che è urgente raramente è importante”

-Eisenhower

Un sabato la signora Ilaria era andata a fare la spesa al mercato.
La signora lavorava in una importante società di consulenza e non aveva sempre tempo di andare al mercato personalmente, quando poteva si recava sempre da Mimino* il suo contadino di fiducia, il quale la conosceva da anni, tanto da aver visto crescere i figli di Ilaria.
Quel sabato Ilaria si lamentava proprio con Mimino di come i figli, ormai cresciuti, la ignorassero, sempre presi dalle loro attività o dagli amici.
Mimino con la sua saggezza popolare rispose: “A signo’, ma me scusi, ma s’io a li zucchini e alle melanzane nun je do l’acqua questi seccheno, si li peschi novi che ho piantato inizieno a cresce storti e nun faccio attenzione a mettece na mazzarella so fregato , perchè na vorta chi so storti nun posso fa nulla.”
La signora si giustificava spiegando che comunque lei era una donna che lavorava in una società di consulenza, non era una condizione semplice, sempre in treno o in aereo per raggiungere i clienti.
Il contadino allora le disse: “Signò e tiè ragione, ma si me ammalo, si me sfragno na gamba e nun po’ lavora’ comunque si seccheno, mica stanno a pensa “Poraccio Mimino s’è sfranto na gamba o poraccio c’ha ‘a febbre””
Per caso in quel momento a fare la spesa stava passando Marco un vecchio amico delle media della signora, capo reparto dei vigili del fuoco.
Marco aveva riconosciuto l’amica e aveva ascoltato la conversazione, così dopo essersi salutati  volle dire la sua:
“Sai Ilaria, noi in caserma dobbiamo sempre stare attenti, pronti ad interventire. Così abbiamo imparato a separare le attività importanti e le attività urgenti.
E’ importante per noi esercitarci tutti i giorni o controllare il corretto funzionamento dei macchinari di soccorso, urgente è invece quando ci chiamano per una emergenza.
Per risolvere i tuoi problemi dovresti capire come fare a separare ciò che è urgente da ciò che è importante, se noi facessimo solo l’una o solo l’altra attività non riusciremmo a portare a termine le nostre operazioni di soccorso.
Inoltre cerca di avere un piano di azione come facciamo noi, non definito nel dettaglio, perchè poi è davvero impossibile da adattare ad ogni specifica situazione ma qualcosa con dei margini di manovra e che con buona elasticità ti permetta di portare a termine sia compiti urgenti che le attività importanti.”
Ilaria, presa la spesa se ne tornò a casa riflettendo su quanto detto e ovviamente sul costo delle zucchine che in un anno erano aumentate di quasi 1€/kg.
Quattro anni fa stavo leggendo un libricino sul tempo, una riflessione interessante mi è recentemente tornata in mente ed è legata alla matrice di Eisenhower, implicitamente descritta da Marco il vigile del fuoco.
Ma andiamo per gradi.
Eisenhower, o Dwight David Eisenhower, è stato il generale al comando dello sbarco in Normandia che negli anni successivi fu eletto Presidente degli Stati Uniti D’America.
La matrice da lui teorizzata prevede che definita la funzione “Attività” questa sia dipendente da due variabili, la prima l’ “Urgenza” la seconda l’ “Importanza”.
Un’immagine renderà ancora più chiaro quello che sto dicendo.
Matrice Eisenhower Priorità Produttività Urgenza
E’ un ottimo strumento di vita quotidiana per prendere decisioni ed evitare di distrarsi da ciò che è importante nel lungo termine rapiti dalle urgenze o dalle scadenze a breve termine.
Alcune attività richiedono disciplina, o comunque tenacia nell’esercitarsi  tutti i giorni per raggiungere un determinato risultato, in qualsiasi campo.
Vedendola sotto una prospettiva complementare, per evitare l’insorgere di un problema dobbiamo lavorare tutti i giorni alla sua prevenzione (un po’ come lavarsi i denti).
Ma che tipo di problemi e che tipo di attività?
Adesso la riflessione diventa personale e difficile.
Ipotizziamo di identificare sette dimensioni, o bisogni, che caratterizzano una persona.
Bisogni che ognuno di noi deve soddisfare con pesi differenti per essere felice:
  1. Famiglia
  2. Amici e Comunità
  3. Psicologico
  4. Fisico
  5. Materiale
  6. Extra-Professionale
  7. Lavorativa
Le sette aree ci permettono di identificare le attività da fare necessarie* per sentirci appagati, soddisfatti in quell’ambito.
Degli esempi nello sport come nella musica sono molto banali.
Traslare lo stesso discorso nei rapporti con gli amici o con la famiglia risulta già più difficile perchè molte azioni nel quotidiano si vedono solo nel lungo termine con un forte grado di incertezza.
A questo si aggiunge il problema che alcune scelte sono mutuamente esclusive, capita così che accettiamo di soddisfare una determinata dimensione, negandone un’altra, consapevolmente o inconsapevolmente.
Come fare però a definire cosa è importante e cosa è urgente?
Non è univoca la risposta, questa dipende dalla singola persona, ma due domande possono aiutare nella riflessione:
1) ‘”Che tipo di persona voglio essere in questa fase della mia vita?”
2) “Oggi questa dimensione quanto conta rispetto alle altre?”
Una volta che abbiamo capito quali sono le nostre esigenze, entra in gioco la matrice di Eisenhower.
Prendere un foglio bianco, disegnare la matrice priorità/urgenza e rifletterci a fine giornata o prima di intraprendere un nuovo progetto può essere di aiuto per restare concentrati su ciò che ritenete importante ed evitare che le piante secchino o crescano storte.
*In realtà Mimino è uno storico contadino di Gaeta, che coltiva quasi esclusivamente pomodori, parla dialetto Gaetano e non romano
**anche decidere cosa NON fare è fondamentale

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La Virgin, Netflix, le ferie illimitate e quello che (forse) vi state dimenticando

L’assunto cardine di questo post è il più grande insegnamento che mi diedero all’elementari:

“non si possono sommare le pere con le mele”

Un paio di settimane fa avevo letto l’articolo sull’intenzione di Richard Branson fondatore della Virgin (ma non amministratore delegato) di non definire per i suoi dipendenti una durata delle ferie e l’orario di lavoro.

La forte condivisione che aveva avuto sui social e le considerazioni fatte da molti amici mi avevano incuriosito.

Nello stesso periodo mentre ero a Formia stavo cercando qualcosa nella mia camera, se non ricordo male il libro di statistica, nella ricerca mi è capitato sotto mano il numero di HBR di GennaioFebbraio 2014 in cui si parlava di questo modello di lavoro intrapreso nel da Netflix, PIU’ DI 10 ANNI FA.


Parentesi, Neflix è un’azienda che offre video in streaming, il noleggio di DVD  e BlueRay dal  fatturato di 4,3 miliardi di dollari ed è stata fondata nel 1997,  le azioni a distanza di un anno sono passate da un valore di circa 300 $ a 450$ e soprattutto  ha superato le crisi del 2000 e del 2008.


Prima di garantire un periodo di ferie indeterminato l’azienda  inizialmente aveva definito per i suoi dipendenti le seguenti condizioni annuali:

  1. 10 giorni di vacanza
  2. QUALCHE giorno di malattia

Successivamente dopo la quotazione in borsa, per una parte dei dipendenti  l’azienda aveva deciso che se le persone avessero voluto avrebbero potuto lavorare da casa o prendersi i giorni di ferie che ritenevano più giusti.

Questa politica non veniva però applicata per  gli addetti ai call center  o ai magazzini ai quali non venivano applicate le nuove regole.

Alla base di questa scelta ci sono tre punti fondamentali:

  1. I dipendenti di Netflix sono tutti giocatori di serie A, persone estremamente brave e competenti
  2. Feedback continui, nello specifico non ci sono analisi annuali delle performance, ma i dirigenti chiedono ai dipendenti quali atteggiamenti e comportamenti i loro colleghi dovrebbero esaltare, quali iniziare e quali smettere di avere, inizialmente era utilizzato un software anonimo successivamente hanno iniziato a far firmare i feedback
  3. Ciascun dipendente è un adulto maturo entusiasta del suo lavoro  che non metterebbe a rischio con la sua assenza la performance aziendale

Per avere un quadro il  più completo possibile bisogna conoscere anche la fluidità con cui una persona una volta che le sue competenze non sono più necessarie è allontanata dall’azienda,  anche se è stato un dipendente veramente bravo.

Nell’articolo di HBR  (http://hbr.org/2014/01/how-netflix-reinvented-hr/ar/1) si legge la storia del licenziamento di una dipendente di Netflix.
La ragazza, ingegnere, si occupava del controllo qualità, risolveva determinati problemi (debug) della piattaforma di streaming.
Era brava, veloce e lavorava tanto.
Quando fu introdotto un sistema che automatizzava il processo di debugging  le condizioni cambiarono, lei non gradiva il nuovo processo e non era brava nell’utilizzo del nuovo sistema.

Compagnia, tecnologia erano cambiate, le sue competenze non erano più utili per Netflix.

Così, insieme ad una buona uscita sostenuta (tale da permettere a Netflix di evitare azioni legali da parte dell’ingegnere), è stata licenziata.

Ora spostiamoci in Italia:

  1. le ferie per un lavoratore a tempo indeterminato sono di 26 gg
  2. se una persona si ammala durante le ferie queste non vengono conteggiate come godute(giustamente)
  3. i giorni di malattia coperti dall’INPS sono 180

Ovviamente si può obiettare che non è così per chi ha un contratto part time, o a progetto. Vero.

Come è anche vero che con un contratto a tempo determinato e un contratto part time il legislatore italiano ha previsto che vi sia un periodo necessario al recupero psicofisico.

La Virgin ha da poco deciso di implementare questo sistema, trovo molto prematuro poter fare qualsiasi considerazione sulla giustezza del metodo applicato visto che non si conoscono i risultati.

Per quanto riguarda Netflix, da un lato vedo un cinismo estremo  che definisce una visione usa e getta del lavoratore, dall’altro lato allontanare il dipendente con una buona uscita e la possibilità di vendere le azioni che aveva acquisito (da Netflix non c’è un periodo di vesting delle azioni) permette di tutelare gli altri lavoratori che hanno una motivazione ed un interesse per l’azienda più alto ed il lavore stesso che può trovare una nuova occupazione che lo stimoli nuovamente.

Non so se applicherei il modello Netflix-Virgin, ma la questione è un altra:

attenzione se  confrontate  due mercati del lavoro differenti come può essere quello Italiano con quello Americano su singole questioni rischiate di sommare le pere con le mele

ps le slide di Netflix sono un documento famosissimo in Silicon Valley lo trovate qui anche se non condividete il loro modo di operare dateci uno sguardo 😉

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Rilanciare l’ #Europa puntando su #creatività e spirito #imprenditoriale, #conferenza #Luiss

Ma quanta polvere ha preso la mansarda? L’ultimo post risale al 28 gennaio! Mi sembra ne sia passato di tempo, non trovate?
Purtroppo avrei dovuto scrivere un post di carattere musicale per un amico, ma non è semplice e richiede delle considerazioni fatte con calma e attenzione, che cercherò di trovare nei prossimi giorni.

Oggi è un giorno in cui si ricordano due eventi importanti, il primo è la morte di Peppino Impastato giovane che ha dato la vita per le sue idee, per dire quanto sia una merda la mafia, il secondo è la festa dell’Europa, nel 1950 si mise la prima pietra per costruire il percorso non facile dell’Europa Unita.

In occasione della giornata oggi presso l’Università LUISS c’è stata una conferenza “Rilanciare l’Europa puntando su creatività e spirito imprenditoriale” dove hanno parlato rispettivamente:
Emma Marcegaglia, Presidente Luiss e Confindustria
Antonio Tajani, Vice Presidente della Commissione Europea

Sinceramente? Non sono stato troppo soddisfatto, anzi sono rimasto perplesso.

Il discorso della Marcegaglia riprende i soliti discorsi che sento oramai da tutte le parti:

  • L’importanza dei giovani e la loro formazione
  • Il credito delle aziende nei confronti delle PA che non pagano
  • La ricerca, lo sviluppo e l’innovazione per uscire dalla crisi

Che siano importanti non credo lo capiscano tutti dato che:
Il tasso di disoccupazione giovanile tocca punte del 50% al sud, cosa state facendo in quella direzione?

In Italia l‘esposizione debitoria della PubblicaAmministrazione verso le aziende ecc è di 50-70 miliardi, nel 2009 era di 37 miliardi, le associazioni di categoria sono riuscite a fare poco, se non nulla, perchè?
Bisogna aspettare l’applicazione forzata delle direttive europee per vedere dei risultati di cambiamento?

La ricerca, lo sviluppo e l’innovazione altro tema dolente, investimenti pubblici sono praticamente assenti rispetto il resto d’Europa anzi se c’è da tagliare è la prima voce che si colpisce.
Ci sono i ragazzi della Sapienza Corse, che elaborano prototipi fantastici, che passano le giornate in laboratorio a modellare un telaio(gratis) e le altre componenti, un lavoro estremamente complesso.  Per andare a gareggiare in Germania devono pagarsi aereo e soggiorno, oltre che tutti i pezzi della macchina e nonostante tutto riescono a classificarsi in posizioni ottime.
Ci sono i ragazzi di MRS una start up che si focalizza sulla progettazione di sistemi meccanici per il recupero di materiali metallici nei processi di deposizione di film sottile, processi caratterizzati da forti sprechi di materiali e complicate procedure di manutenzione, che lavorano come folli, sono arrivati al terzo posto in una competizione di interesse europeo sulle idee più innovative a Parigi, ma non hanno visto ancora un euro da parte del pubblico o del privato.

Quando mi confronto con queste realtà esento le persone che mi parlano dell’importanza dei giovani e dell’innovazione,  urtano il mio sistema nervoso.

E’ stato interessante e mi ha molto colpito il discorso di Antonio Tajani, che vedeva nel settore dell’aerospazio una eccellenza made in Italy, anche dopo i successi del satellite Vega e in un quadro generale del progetto Galileo.
Quando inizialmente ho sentito “Dobbiamo investire nel settore spaziale”, nella mia testa l’unica cosa che veniva in mente era: “Qui me stanno a cojonà”.
Dico questo perchè il 13 febbraio scorso è stato lanciato con successo il satellite Vega. L’Italia ha coperto il 65% dei costi ma si è accollata la responsabilità progettuale e industriale.
Riuscite ad immaginare gli ingegneri che hanno lavorato al progetto? La conoscenza e la complessità che c’è dietro?
Da vantarsene per ore, della serie “Abbiamo vinto i mondiali siamo i meglio”, ma perchè in tutte le storie strafighe c’è sempre il “ma”, non c’è futuro o comunque la strada non sembra chiara.
Che vuol dire?
Vuol dire che senza soldi non si canta messa.
ELV è la società che ha gestito il sistema, questa società è costituita al 70% dalla Avio e al 30% dalla ASI(Agenzia Spaziale Italiana).
Punto uno, per il calibro dell’operazione le risorse arrivano dallo stato che però ha ridotto il bilancio dell’ASI.
Punto due la Avio è al’85% del fondo Cinven che lo ha messo in vendita e il 15% di Finmeccanica.
Accade che lo spazio non è il “core business” della Avio, ma è l’aereonautica e gli acquirenti di quel’85% sono la francese Safran e l’americana General Eletric.
GE è interessata a sviluppare e migliorare il settore aereonautico, non l’aerospazio, un fondo non fa ricerca fa soldi, Safran invece è una società del settore che non ha interesse a sviluppare una tecnologia spaziale in Italia, dato che la Francia detiene, vuoto per pieno, il monopolio del settore.
Se venisse la Avio acquistata resterebbe poco del know how che ci ha distinto nel lancio di Vega.
Intanto accade che dopo il progetto 27 ingegneri aerospaziali sono stati mandati a casa ed altri li seguiranno.
E’ tutta gente molto preparata e se in Italia non potranno lavorare, all’estero sicuramente verranno apprezzati.

Quando ho chiesto a Tajani come conciliava il suo discorso con la situazione italiana mi è stato detto che sono stati investiti 7 miliardi nel sistema di navigazione Galileo.

Ok fantastico, ma di questi 7 miliardi quanti andranno all’Italia e si riuscirà ad evitare l’impoverimento del nostro sapere o vogliamo continuare a regredire?

1 Commento

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L’#Italia è in #recessione, l’ho scoperto mettendo in ordine la mia stanza.

Questa mattina non c’era troppa voglia di studiare, sarà che mi trovo a Formia e la sveglia non è più verso le 8-9 con il mio cellulare ma verso le 7-7:30 con telegiornali e chiacchiere infinite, sarà che ho un mal di testa enorme, sarà che i termosifoni sono banditi, sarà quel che sarà mi sono messo a rovistare in camera mia ed ho trovato un libro.
Il libro si intitola “Migliora il tuo italiano scritto”, deve avermelo regalato mia zia alle medie, perchè credetemi ero e mi considero ancora una zappa quando scrivo.
Sfogliandolo c’erano un sacco di cose curiose, come impostare un diario introspettivo, un volantino pubblicitario, ad un certo punto viene riportato un esempio di “articolo di fondo” dal titolo:

“Un buco nero nell’economia”

 

di Giuseppe Turani

Tutti i diritti sono di Repubblica spero non ci siano problemi per diritti d’autore o simili, dico sul serio,ma pure se ci dovessero essere il gioco vale la candela e l’articolo devo condividerlo!

“Settembre continua a fare paura. Più la scadenza si avvicina e più la paura cresce . Dal Quirinale al ministero degli Interni, passando per Palazzo Chigi, si teme che questo si trasformi in un settembre nero, con migliaia di disoccupati in più. Magari concentrati in zone da sempre “a rischio”, come Napoli e Genova, oppure in zone particolarmente sensibili, come Milano.
A pochi giorni dalla data fissata per il gran rientro, lunedì prossimo, nemmeno i prefetti nascondono più di avere qualche preoccupazione per quanto rigurda l’ordine pubblico. Pensano che, se le cose dovessero andare storte, nel giro di una ventina di giorni potrebbero non essere più in grado di controllare adeguatamente i territori a loro affidati.
Hanno un senso tutti questi allarmi? Continuo a pensare che essi siano eccessi, ma nel “Sistema Italia” c’è, come vedremo fra poco, una sorta di “buco nero” che effettivamente potrebbe evocare di colpo i fantasmi che oggi turbano i sonni dei prefetti e del ministro dell’Interno. E quindi la prudenza e l’attenzione di oggi, anche se forse esagerate, non sono un errore.
I dati della situazione sono questi.
Siamo in recessione pesante e lo saremo ancora per parecchio. C’è chi non arriva a pronosticare che questa fase di congiuntura molto bassa possa durare fino a settembre 1994. In ogni caso, c’è abbastanza concordia sul fatto che la ripresa quando arriverà, sarà una ripresa di gomma, cioè debole e assai poco incisiva.
In sostanza, abbiamo difronte, oggi, un doppio problema. Subito, dobbiamo affrontare la questione di settembre, che presenta qualche rischio di “esplosione” della disoccupazione.
Più in prospettiva, dobbiamo affrontare il problema di un sistema che sembra aver smesso di creare nuovi posti di lavoro. Perchè ci siano dei rischi a settembre è stato spiegato più volte.
C’è la recessione internazionale, assai più pesante e lunga di quello che si poteva pensare ancora fino a qualche mese fa. Si riteneva, ad esempio, che subito dopo l’elezione di Clinton l’economia americana sarebbe decollata. Ma questo non è successo […]
Settembre, comunque, è solo la prima parte del nostro problema. Quel che viene dopo in un certo senso è ancora peggio. Parte delle aziende italiane è già in ripresa (e qualcuna è tornata anche a guadagnare buoni soldi), ma grossi riflessi sull’occupazione non ce ne sono stati. Stiamo scoprendo che le imprese italiane, anche di fronte a una ripresa discreta, molto probabilmente l’affronteranno senza fare grosse assunzioni. Colpa della tecnologia, della concorrenza, delle migliori tecniche organizzative, dell’esasperato controllo dei costi. Colpa di tante cose. Ma la verità è che il sistema industriale italiano appare assai meno capace di creare nuova occupazione.
A questo si aggiunge che anche i servizi e la pubblica amministrazione dovrebbero sfoltire i propri ranghi. E’ proprio di questi giorni la polemica sulla scuola: i  sindacati protestano e urlano, ma che lì ci sia troppa gente in più è evidente. Forse sbaglia Mortillaro quando parla di 600 mila persone di troppo, ma qualche centinaio di migliaia di persone che non si sa bene cosa facciano c’è.
Il problema vero da affrontare, più che quello di settembre, è questo.
Il “Sistema Italia” pare giunto alla fine di una sua corsa. Dentro il “vecchio” si erano creati tanti posti di lavoro (nel pubblico e nel privato) che poi erano stati mantenuti in vita gravando in un modo nell’altro a spese della collettività, delle casse dello Stato.
Il “nuovo”, che tutti invochiamo tutte le mattine, comporta che questa palude improduttiva venga gradualmente prosciugata. E quindi siamo di fronte ad un sistema che invece di creare posti di lavoro si trova costretto (per essere presentabile al mondo e per sistemare i proprio conti) a cancellarne.
La sfida diabolica che c’è dentro il nuovo è proprio questa. Il “nuovo” si può affermare solo se si dà più forza al mercato, alle regole di buona amministrazione, alla competizione, ma questo comporta che tutto diventi più asciutto, più secco. […]
Come si esce da questa situazione? Abbandonando il rigore e tornando indietro?
Evidentemente no. E’ chiaro, però, che la partita va giocata con molta cura. La prima cosa sembra essere quella di ridare un po’ di ossigeno al sistema produttivo e dei consumi.
Da qui l’idea, che circola anche in ambienti di governo, di abbassare ancora i tassi di interesse e di allentare un po’ la morsa del fisco.
E probabilmente anche il rigore dovrà essere un po’ meno rigoroso, al fine di non ammazzare il malato.
Ma poi rimane, e grave, il problema di rifondare in un certo senso il “Sistema Italia”.
La chimica se n’è andata, e non possiamo certo sperare di campare tutta la vita con il “made in Italy” e con una manciata di automobili.

Oltre al “nuovo” in politica, ci vuole anche parecchio “nuovo” in economia”.
Imprenditori nuovi, aziende nuove, prodotti nuovi”.
Repubblica
25 agosto 1993

Personalmente mi ha fatto molto pensare quest’articolo, a voi no?

Ora vado, bussano alla porta, è una mia cara amica, anche se si fa vedere raramente, si chiama “voja de studia’”.

3 commenti

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Liberalizzazioni, idee e critiche di uno studente univeristario prt2

Poichè il decreto legge è molto vasto come materie trattate e di alcune non mi sento abbastanza maturo per commentarle analizzerò come scritto nel post precedente 4 punti, così potrete anche andare a leggervi i punti che vi interessano senza sciropparvi tutto l’articolo, che lo ammetto è un pò lunghetto:

  • Giovani e Start-up
  • Taxi-Farmacie
  • Energia
    • Gas
    • Carburanti
  • Infrastrutture
    • Trasporto regionale su rotaia
    • Scorporo RFI dal Gruppo FS
    • Holding pubbliche, Municipalizzate
    • Grandi opere ed edilizia
  • Considerazioni personali

Giovani e Start-up

Se in Italia fare impresa è difficilissimo per una serie di limiti quali la pressione fiscale, una pubblica amministrazione lenta, inefficente ed una giustizia incerta, se sei un giovane è una vera e propria “mission impossible“.

Con il nuovo decreto con la cifra simbolica di 1 € si potranno fondare delle Società a Reddito Limitato (SRL) e questo vale per tutti gli under 35 senza dover passare dal Notaio ma semplicemente servirà un accettazione al registro delle imprese. I Notai evidenziano come questo possa portare ad un aumento del riciclaggio di danaro, la creazione di società fittizie ed infiltrazioni ad opera della criminalità organizzata. Tutte ragioni sacrosante, ma è il rischio che si deve correre quando si vuole innovare. Inoltre fino ad oggi la criminalità è sempre riuscita a reinvestire il danaro sporco nel mattone, attraverso scatole cinesi di imprese fittizie(vi ricordate la storia di DeGirolamo, il caso Fastweb e Mokbel?) quindi mi sembra una argomentazione poco solida, più per proteggere una figura professionale, che un rischio vero e proprio. Dico di più proprio perchè giovani, infatti, i controlli sulla provenienza dei soldi per gli investimenti meriteranno un occhio di riguardo da parte degli organi di supervisione.

Personalmente sono molto contento di questa novità che insieme agli sgravi fiscali per le assunzioni dei neo-laureati e delle donne, fatta nel precedente decreto salva Italia, mi sembra un buon segnale per abbattere e far scendere il tasso di disoccupazione giovanile, che ricordo essere al 30%.

Taxi-Farmacie

Due lobby di cui si sente molto parlare e non sempre visti bene dalla opinione pubblica, per una serie di ragioni.

Taxi

Seppur debole come motivazione ho sempre avuto paura di prendere un taxi perchè più volte è capitato che per aumentare le entrare non scegliessero la strada più breve, ma stranamente non sono l’unico (Lemiedisavventureconitaxi, LaconcorrenzaconiNCC) ed ho anche ricordi di quando mio padre rispose al tassista “Grazie per il giro turistico, ma non serviva”, se non sono visti benissimo dalla società ci sarà un perchè.

La Lega nella sua opposizione, un pò forzata e un pò populista rispetto a quella dell’IDV salvo poi salvare Cosentino, ha più volte sottolineato che non è il tipo di liberalizzazione che gioverà allo sviluppo dell’Italia. In effetti è vero non incide in modo significativo, ma è un segnale. E’ un segnale nei confronti di chi sta pagando dalla precedente manovra.

E’ bene dare un pò di dati:

Roma con 6.826 taxi ha un costo iniziale è di 2.8 euro, 0.92 euro al km, 23.7 euro all’ora.

Londra con 21.681 taxi il costo iniziale è di 2.55  euro,  1.71 euro al km,  28.62 euro all’ora.

Madrid con 15.646  2.15 € costo iniziale, 1,0 euro al km, 20,0 euro all’ora

Parigi con 15.500 taxi ha 2.3€ costo iniziale, 0.92  euro al km, 29.25  euro all’ora

Sui costi stiamo più o meno in linea ma per i cittadini il servizio è carente. In un sondaggio dell’EUROSTAT il servizio di Berlino e Parigi risulta molto buono con un indice di gradimento superiore all’80%, Madrid con il 69,98% e Roma al 65,98 reputato scarso, purtroppo non sono riuscito a trovare Londra, scusatemi.

Un’altra ambiguità, che lascia perplessi sulla loro onestà è la dichiarazione dei redditi. Un tassista guadagna 100-120 euro lordi al giorno che equivalgono a 2000 netti al mese(secondo l’Espresso del 06/01/12), se avete avuto modo di vedere piazza pulita o servizio pubblico oppure prendendo gli studi di settore il reddito medio(non i ricavi) è di 14.200 euro annui.

Ma cosa ha fatto la riforma nei confronti della categoria?

La riforma ha deciso che sarà l’Autorità di regolazione dei trasporti a definire le tariffe e l’emissione delle licenze e non più dei sindaci.

Qual è la differenza? Che l’Authority si pone come ente super partes mentre i sindaco è legato al suo elettorato e, quando questo può attigere a 6.576 tassinari come a Roma più familiari, l’imparzialità viene meno.

Le Farmacie

La riforma aumenta il numero di Farmacie presenti sul territorio Italiano, di 5.000 unità.

Permette non più un prezzo fisso sui medicinali di fascia A, se pagati direttamente dal cittadino e non a carico del servizio sanitario nazionale, con conseguenti dei risparmi per i consumatori. Stiamo parlando comunque di farmaci sotto ricetta medica il rischio mosso da alcuni di una impennata dei consumi è più imputabile ad un’abuso da parte del medico a cui ci rivolgiamo piuttosto che al Decreto in se.

I farmaci di fascia C restano comunque una esclusiva delle farmacie.

Inoltre con  il decreto i medici dovranno indicare l’esistenza di un farmaco generico a minor prezzo.

Poichè non si avrà un aumento dei consumi, stiamo parlando comunque di farmaci, si stima una forte flessione delle entrate delle farmacie, attualmente sono iscritti all’ordine dei farmacisti 81.624 soggetti ed ogni farmacista mediamente ha un giro di affari annuo di 133.250 €, significa che se pure ci fosse un calo del 50% avrebbero un giro di affari pari 66.625 euro, 5.550 al mese.

Energia

In Italia come avevo fatto notare ieri le aziende pagano un costo molto alto che incide sulla competitività.

La riforma prevede lo scorporo di SNAM(che gestisce la rete di trasporto del Gas in Italia) dall’Eni(il soggetto fornitore) e potenzialmente questo può portare ad una crescita della SNAM, con un miglioramento degli investimenti rispetto ai divindendi coneguentemente una efficenza maggiore. La società indipendente potrà garantire servizi neutrali a tutti gli operatori abbattendo una condizione di monopolio e questo si potrà riflettere in modo positivo sull’abbatimento dei costi per aziende energivore del settore cartiero, della ceramica, in sintesi tutto il gruppo Gas Intensive.

Fortunatamente sono state cancellate le norme per la semplificazione e la promozione delle estrazioni di gas e petrolio dal suolo e dai mari italiani. Resta comunque vietata l’attività petrolifera di qualunque genere a meno di 12 miglia dalla costa.  Non è che non capisco l’esigenza di dipendere meno da paesi come l’Iran ecc.. ma nell’eventualità che riaccada un evento come quello della Deepwater Horizon siamo sicuri che il gioco valga la candela, ma poi in Italia, l’Italia della gestione dei rifiuti , dei fusti tossici nel santuario dei cetacei, soprattutto per una nazione che dovrebbe puntare su un cavallo vincente quale il turismo?

Ha prevalso il buon senso, grazie di cuore.

Carburanti

Purtroppo il risparmio per i consumatori sarà basso, anche perchè il costo del carburante è legato al 59% da una componente fiscale e al 41% dal prezzo industriale, ma è anche vero che quando cala il prezzo del greggio c’è sempre qualche motivazione dei petrolieri per cui non possono abbassare i prezzi.

Con il decreto viene incentivato il self service che in Italia è al 33% in Germania al 99%  nel Regno Unito al 96% e in Francia pure, inoltre ci sarà la possibilità da parte dei gestori proprietari dell’impianto di acquistare il 50% del carburante erogato da chi vuole(leggi: dove costa meno) e non dalla bandiera dell’impianto.

Nelle stazioni con una superficie superiore ai 1500mq sarà possibile acquistare anche prodotti non-oil quali giornali, pezzi di ricambio, tabacchi. L’unico motivo che trovo a questo vincolo di metratura è per disincentivare le piccole stazioni diseconomiche e critiche sul piano ambientale(pulizia, rifornimento dei serbatoi). Su viale Marconi a Roma ce ne sono come funghi e personalmente più volte mi è capitato vedere chiazze di colore vario accanto alle pompe che finiscono dirette nel sistema fognario con tutti i problemi che comportano.

Infrasttrutture

Trasporto regionale su rotaia

La situazione pre decreto era la seguente: le Regioni non erano obbligate a mettere a gara i treni dei pendolari, anche noti come “carri bestie”,  caratteristici per i loro ritardi. Con il decreto al termine del contratto di sei anni stipulato con Trenitalia, le Regioni saranno obbligate a bandire delle aste. In questo modo si potrà abolire il monopolio che fino ad ora ha caratterizzato il trasporto ferroviario, chi c’ha provato, pre-decreto, come la Arenaways è stata ostacolata duramente fino al fallimento. Molti sono scettici sulla base di esperienze come in Lombardia, in Veneto e in Emila, personalmente la possibilità di una gara  e quindi la concorrenza tra più players con l’obiettivo del miglior rapporto qualità prezzo mi sembra di grande slancio per un settore che dovrebbe essere potenziato e migliorato.

L’Autorità definirà, successivamente, specifici diritti, anche di tipo risarcitorio, degli utenti nei confronti dei servizi e delle infrastrutture.

Scorporo RFI e Gruppo FS

Il ministro Passera ritiene che lo scorporo di RFI(proprietaria della rete ferroviaria, l’infrastruttura) dal Gruppo FS(nella quale si trova Trenitalia, che gestisce il servizio) non sia necessario e le attuali norme permettono già l’ingresso di altri concorrenti. Questo sulla carta è vero, ma NTV da anni sta cercando di inserirsi nel mercato del trasporto Alta Velocità, con non pochi ostacoli, forse si sarebbe potuto fare di più come per lo scorporo di SNAM dall’ENI. Il principio è sempre quello garantire maggiore concorrenza separando chi detiene l’infrastruttura da chi la utilizza erogando un servizio.

Questo scorporo viene rimandato all’Authority e citando Passera “Sarà l’Authority a vedere come rendere efficace la separazione tra l’infrastruttura e la gestirone del servizio. Già oggi l’Italia si colloca a un livello elevato, si vedrà se andare oltre e come”. Resta la domanda che mi ponevo prima, NTV, con tutti i treni già testati ecc., ancora non è in funzione.

Holding Pubbliche

Le holding pubbliche ovvero le aziende con partecipazione degli enti locali vengono incentivate a crescere ampliando il loro bacino di utenza(da un  livello comunale a provinciale).  Si potenzia così il servizio pubblico locale migliorando il fattore concorrenza. Inoltre fino ad oggi per affidare, senza gara, dei servizi ad aziende pubbliche controllate al 100% dall’ente locale, la soglia massima era pari a 900mila euro del valore contrattuale, con il decreto viene abbassata a 200 mila.

Una forma di privatizzazione si potrebbe giustamente obiettare, ma fino ad oggi molti comuni, specie i meno virtuosi(vedi lo scandalo Atac a Roma che trasversalemnte tocca politici di destra e sinistra), hanno di fatto sfruttato molto queste società attraverso assunzioni facili per raccogliere consensi elettorali(a danno della collettività). Questa può essere una strada verso l’efficienza e la trasparenza, infatti non si nega la partecipazione delle holding pubbliche ma ci sarà una gara avendo così una rosa di scelte maggiore.

Grandi Opere

Fortunatamente hanno definanziato il Ponte Sullo Stretto! Un’opera che, stando ai rumors universitari, ma non solo è assolutamente inutile, citando un mio professore di cui però non farò nome “Se voi prendete tutti i maschi Calabresi e Siciliani e li mettete in Sicilia, mentre le donne in Calabria comunque non avrete una domanda di mobilità tale da giustificare la costruzione dell’opera”.

Le cifre stanziate dal Governo Berlusconi vengono reinvestite per opere medio-piccole  strategicamente più importanti:

  • Ammodrenamento delle scuole (556 milioni), di cui due terzi al Sud
  • Difesa del suolo(750 milioni), anche se, piccolo sfogo personale, qui si dovrebbe potenziare la lotta all’abusivismo edilizio soprattutto dove il rischio idrogeologico è maggiore, ma è comunque un investimento importante
  • Manutenzione della rete ferroviaria (840 milioni)

 

Il CIPE ha sbloccato 6.2 miliardi per interventi infrastrutturali. Viene dedicato un ammontare di 212 milioni di investimenti(64 stanziati dallo Stato) per programmi di edilizia abitativa scolastica e sociale nelle regioni Calabria, Abbruzzo e Lazio. Spero che ci sia una idoneo controllo della gestione di questi fondi da parte delle autorità e dei cittadini, perchè la possibilità di infiltrazione è alta.

 

Considerazioni Personali

Sono molto soddisfatto di buona parte delle norme che difficilmente sarebbero potute essere realizzate ed approvate da un governo non tecnico, sotto schiaffo di questi stessi poteri forti. Sicuramente si vedranno scioperi da parte delle categorie colpite, che rivendicheranno le loro posizioni, molto spesso preferendo l’immobilismo che li ha caratterizzava, c’è da aspettarselo ascoltare le loro ragioni è giustissimo ma la collettività è sempre l’obiettivo ultimo. Adesso dobbiamo metterci del nostro, dobbiamo impegnarci per una ricrescita anche perchè ci aspetta un anno in cui si dovrà stringere la cinghia con un pil in contrazione del 2%. Dobbiamo essere attenti  che quelle risorse stanziate, che quelle gare vengano gestite nell’interesse della collettività, non di cerchie ristrette. La capillarità con cui possono circolare le notizie nel web 2.0  mi rendono fiducioso nella eventualità di una cattiva gestione, che si possa subito bloccare con interventi ed iniziative popolari.

Queste considerazioni e analisi seppur supportate da dei dati restano molto personali, qundi vi invito a leggere a mettere sempre in discussione una idea, ad approfondire delle notizie e soprattutto ad una apertura mentale verso il confronto, senza essere aggressivi, cercando di capire ed ascoltare anche le altre parti con cui vi confrontate. E’ un momento davvero difficile, particolarmente per noi giovani, dobbiamo tornare a comunicare e cooperare, è faticoso, indubbiamente, ma  scusate la cecità altre strade io non ne vedo.

 

2 commenti

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Preludio Alle #Liberalizzazioni prt1

Ho finito da poco di leggere l’ultimo articolo sulle Liberalizzazioni, è da lunedì che seguo il Corriere, Repubblica, il Fatto Quotidiano, il 24Ore ed esprimere delle considerazioni mi risulta non facile, perchè se è vero che si poteva fare di più è anche vero che fino ad oggi con i governi democraticamente eletti si è fatto troppo poco(bisogna tornare al 2006 al tanto contestato Governo Prodi e alle lenzuolate di Bersani per rievocare le Liberalizzazioni). Purtroppo però questo articolo, molto breve, è solo un preludio di quello che domani sera pubblicherò in merito al decreto.

Quattro dati sulla situazione attuale.

Pil

Nonostante i ristoranti siano pieni, altri settori non se la passano bene e l’Italia da anni fatica a crescere in termini di PIL(si potrebbe discutere anche su questo indicatore, ma non è sede e momento) rispetto alle cifre dei BRIC, lo si può vedere anche dal posto in cui ci collochiamo come tasso di crescita su scala globale dal grafico.

Libertà d’Impresa

Siamo uno dei peggiori paesi a livello europeo sulla libertà d’impresa. Se si considera l’indicatore dell’Istituto Bruno Leoni ci classifichiamo all’ultimo posto in Europa.

Un indicatore che si basa su:

Libertà dal fisco

Libertà dallo Stato

Liberta del Lavoro

Libertà dalla Regolamentazione

Per rendere l’idea la pressione fiscale di un operaio è del 34%  e 47%  di un altro impiegato.

 

Disoccupazione Giovanile

La disoccupazione giovanile in Italia è al 30%, la media UE è del 22%

Costo dell’energia

Come vedete il costo dell’energia è molto più alto in Italia rispetto Francia e Germania e questo incide notevolmente sul costo del prodotto finito, conseguentemente sulla competitività.

Dati presi dalla relazione annuale dell’Autorità per l’energia (www.autorità.energia.it).

 

La premessa come vedete non è delle più rosee e saranno proprio questi 4 punti più altri 3(Infrastrutture-Taxi-Farmacie) sui quali mi focalizzerò nel successivo post.

Davvero mi dispiace lasciare il discorso così appeso ad un filo ma si tratta di aspettare poche ore 🙂

To be continued…

 

 

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